resoconto di una visita alla fabbrica d’armi Tanfoglio
Premessa doverosa: non ho alcun legame con Tanfoglio.
In tutta la collezione ho un solo pezzo Tanfoglio e per giunta datato. Non prendo soldi da Tanfoglio. Non devo far dispetto a nessuno.
Sono solo un appassionato di armi e di meccanica che ha avuto la possibilità di passare una mezza giornata nel … paese dei balocchi.
Per una serie di motivi, ma principalmente su pressione di mio figlio Davide che vuole iniziare questa attività, ho voluto prendere informazioni sulle pistole dedicate al tiro sportivo (o meglio, per il c.d. tiro dinamico).
E scrivo “tiro dinamico” in generale, scusandomi con i più esperti, perchè io non so ancora distinguere tra le varie discipline, e specialità, e varianti …
Uso spesso una Tanfoglio da tiro “statico” (o per chi preferisce, “tiro accademico”), con canna da 6″, con cui mi trovo più che benissimo.
Pertanto mi sembrava logico valutare anche per il tiro dinamico il prodotto Tanfoglio, dato che proprio in questo ambito il marchio vanta un palmares di tutto rispetto.
Inizio andando a trovare i miei usuali spacciatori (leggasi armerie), o almeno quelli con cui ho più confidenza. Inizialmente con l’obiettivo di una semplice informazione.
Anche perchè la gamma Tanfoglio è vasta, e non è semplice individuare bene le differenze tra i diversi modelli e versioni. Soprattutto per chi, come me, non conosce molto del settore.
Però nelle armerie, più che trovare una spiegazione dei diversi modelli Tanfoglio, quasi tutti mi dicono più o meno che … Tanfoglio è un eccellente prodotto, ma un po’ delicato; e consigliano un’alternativa ceca (intendo from Czech Republic). Perchè più diffusa, e perchè più facile da manutenere e da personalizzare, perchè ci sono molti più accessori, eccetera.
A me piace la meccanica; e un po’ per quel poco che posso comprendere con le mie limitate esperienze (ormai un po’ datate), un po’ per qualche studio passato, e un po’ per le molte letture, mi piace ragionarci ed avere una motivazione oggettiva a supporto di certe affermazioni.
Mi piace ragionarci ed approfondire proprio “il come funziona“, il perchè non funziona, il come si fa …
Perciò la generica indicazione di “ottimo ma delicato”, con più o meno generici discorsi su messa a punto, accessori, ecc. ecc., non mi ha convinto.
Un po’ come anche al poligono, dove ho raccolto pareri contrastanti; ma poi quando chiedo il perchè, il come, il chi ha fatto o chi ha detto, … non riesco ad avere informazioni certe; ma spesso siamo al passaparola, o al sentito dire, o l’armeria mi ha detto che …
E così decido di andare a fondo.
E chiedo informazioni direttamente alla fonte.
Cioè in Tanfoglio.
Riesco a contattare il dottor Davide Guarnieri, ovvero il resp. commerciale Italia di Tanfoglio.
Chiedendogli come posso conoscere meglio i prodotti Tanfoglio dedicati al tiro sportivo.
Ovvio che l’oste esalta sempre il proprio vino; perciò chiedo anche se è possibile un approfondimento su quelle che sono le reali caratteristiche costruttive, e gli accorgimenti in sede di assemblaggio e di collaudo.
Ovvero, proprio perchè Tanfoglio mi si descrive come prodotto “top”, vorrei, se possibile, capire “come le fanno” queste Tanfoglio. Mi piacerebbe vedere i semilavorati, l’assemblaggio, la messa a punto, ….
Io ci provo, chiedo, tentar non nuoce; al limite mi mandano a quel paese. E specifico i miei desideri al dr. Guarnieri.
Che molto gentilmente mi dice che … si può fare!
E pertanto concordiamo un pomeriggio in sede, in “arms valley” (ovvero Gardone Val Trompia).
[N.B.: è successo a fine 2024]
Ne approfitto pianificando un’uscita a Gardone V.T. per ritirare un paio di revolver restaurati (mi piace recuperare qualche pezzo molto datato, nello specifico uno di 170 anni).
E dopo un pranzo a base di casoncelli in una trattoria lì vicino, mi presento in Tanfoglio.
Assieme a Davide, il figlio più piccolo (beh … non così piccolo ma resta sempre il bimbo di casa), che vuole fare ‘sto famoso livello “bronzo”.
Intanto il dr. Guarnieri ci accoglie più che gentilmente, e con una disponibilità quasi inaspettata, non essendo io di certo un acquirente mediorientale da chissà quanti pezzi in ordine!
Dopo le registrazioni di rito a fini di sicurezza (è pur sempre una fabbrica d’armi), ci accompagna in camera caritatis: un ufficio con una montagna di trofei e di bacheche con esposti centinaia di accessori dalle originalissime lavorazioni.
E semplicemente … ci mette sul tavolo una quantità “abbondante” di valigette; di fatto con tutta la gamma Tanfoglio dedicata al tiro sportivo.
Compresi i modelli “racing” per i tiratori della squadra Tanfoglio.
Ed a questo punto aumenta smodatamente la salivazione … (un modo per dire che stavamo … sbavando; e non era a causa dei casoncelli del pranzo! )
Concentrandomi per recuperare il controllo emotivo (controllo emotivo che invece il figlio ha perso subito), cerco di ripensare alle domande che avevo in serbo, e sui motivi per cui sono venuto fino in Val Trompia.
Ed il buon Guarnieri, con pazienza e dovizia di particolari, ci espone le caratteristiche specifiche di ogni modello, andando a descriverne le particolarità, e su cosa incide o cosa influenza tale differenzazione.
Stock I, II, III, Master, Domina, e con le varie versioni base, pro, xtreme, …
Impugnando e provando in sequenza i diversi modelli e versioni, ed anche senza essere un agonista, si percepiscono effettivamente le diverse caratteristiche dei prodotti.
Il peso, lo scatto, l’armamento, la singola e doppia azione, lo scorrimento del carrello, i giochi, le sicure, …
Escludendo le ovvie finalità commerciali di tale presentazione, è una esperienza utilissima.
Perchè io ero scettico sulla possibilità di percepire concretamente alcune minime (sulla carta) differenze. Differenze che ritenevo più legate ad aspetti commerciali, una sorta di marketing per giustificare una gamma con prezzo crescente.
Ed invece ho dovuto capitolare, e concordare con le scelte Tanfoglio; che mi ha concesso … l’onore delle armi.
Potendo passare velocemente dall’arma A all’arma B (e viceversa), è possibile cogliere ogni sfumatura (neppure tanto sfumata), come ad esempio il differente bilanciamento, la distribuzione dei pesi, e per non parlare dei diversi scatti.
Anche Davide, con molta più sensibilità del sottoscritto, è riuscito a percepire moltissime caratteristiche specifiche, confrontandosi spesso con Guarnieri su diversi aspetti e senzazioni.
La suddetta presentazione è ovviamente accompagnata da dettagli e spiegazioni anche molto tecniche.
E proprio data la finalità della nostra visita, ci è stata fornita una effettiva abbondanza di informazioni anche sui aspetti costruttivi, e sulle finalità di ogni scelta, proprio per comprendere anche il posizionamento e la destinazione di ogni prodotto (soprattutto rispetto alla concorrenza).
Guarnieri ci presenta nei dettagli come Tanfoglio produce, assembla e mette a punto ogni singola arma dedicata al mercato civile.
Considerando sempre che il mercato civile è veramente una componente minimale del fatturato Tanfoglio (come quasi tutti i produttori che ormai “vivono” con le forniture militare).
Tornando al marketing, nel dettaglio la cosiddetta “delicatezza” del prodotto Tanfoglio può essere vista come un pregio o come un limite; ciò in base alla destinazione d’uso ed alle prestazioni richieste.
Tanfoglio afferma di realizzare un prodotto con prestazioni top; ma ciò può richiedere una messa a punto “pezzo per pezzo“; pezzo che deve essere manutenuto ed accudito rispettando le tolleranze e le specifiche Tanfoglio.
Può calzare il paragone con un motore da gara o da supercar: per avere prestazioni nettamente superiori occorre provvedere ad interventi e manutenzioni eseguite da specialisti, ricorrendo ad attrezzi, pezzi ed accorgimenti specifici.
Mi sono venute in mente le famose P210 originali, uno dei prodotti svizzeri più noti dopo i cucù ed il cioccolato.
Armi in cui a volte anche le munizioni non strettamente rispondenti alle misure “da tabella” possono addirittura non camerare. O dove il ricorso a componenti non specifici (molle, scatti, componenti vari) può facilmente inficiarne la precisione ed anche lo stesso funzionamento.
Tanfoglio specifica che il prodotto è costruito “internamente” con materiali di primissima qualità, e con dimensionamenti e lavorazioni di eccellenza. Il tutto seguito da un assemblaggio (manuale) in cui ogni singolo pezzo non è solo controllato, ma accuratamente e pesantemente collaudato e “rodato”.
Il particolare accoppiamento di ogni pezzo, i ridottissimi giochi, le strettissime tolleranze, convergono in un prodotto “superiore” (secondo Tanfoglio) in cui però ogni successivo intervento deve essere effettuato rispettando la medesima filosofia.
Perciò un’eventuale smontaggio “pesante”, ed il successivo rimontaggio, devono seguire le specifiche Tanfoglio, utilizzando pezzi, ricambi e componenti dedicati. Motivo per cui Tanfoglio rende disponibili tutti i “pezzettini” non solo di ricambio ma anche di upgrade o di customizzazione.
Ed offrendo un service in fabbrica per l’eventuale montaggio e messa a punto (beh … questo lo fanno in pochi).
Però … lo dice Tanfoglio.
Io voglio vedere, toccare con mano; faccio un po’ il san Tommaso.
E così il gentilissimo Guarnieri mi porta in fabbrica.
Parliamo di una relatà “piccola” nel mondo armigero, niente a che vedere con processi altamente industrializzati come ad es. in Beretta o in Glock.
In Tanfoglio si definiscono “una nicchia” dedicata al mercato sportivo, una nicchia che la produzione in grandi numeri non può proporre per ovvii motivi.
Accuratizzare (ma esiste veramente questo verbo? O è un termine inventato per il solo campo armigero?) è un procedimento che richiede tempo, competenze e tanta manualità. Con una fuoriuscita dalla “serie” che per le grandi aziende comporta di fatto un diverso processo produttivo, con una gestione dedicata; e con una marginalità che potrebbe risultare poco conveniente.
Senza contare l’indispensabile servizio di assistenza, di gestione dei problemi, di gestione dei clienti e dei prodotti, che anche questi vanno affrontati (di fatto) come “custom”.
Tanfoglio ha trovato l’equilibrio tra questa specifica tipologia di prodotto e l’indispensabile redditività?
Se è così, bravi.
Procediamo con la nostra giornata in Tanfoglio, passando a visitare “come si fanno” queste pistole.
Dall’ufficio di progettazione, al laboratorio di prototipazione, fino alle linee di lavorazione, all’assemblaggio ed al collaudo.
Intanto … convivono fianco a fianco micrometri laser e calibri meccanici, laser scanner e una montagna di comparatori (tantissimi, ognuno accoppiato ad un blocco di posizionamento pezzi specifico); vi sono macchine a controllo numerico ed un’attrezzeria “vecchio stile” con tavoloni pieni di lime, punte e frese manuali al servizio del reparto idee, prototipi, e custom.
C’è proprio un angolo in cui idee, suggerimenti, o richieste degli agonisiti, vengono messe “su ferro”, si provano, si realizzano pezzi o aggiornamenti, con fresa, lima, tornio e martello.
Lavorando sui pezzi base, sui semilavorati che invece di alimentare la produzione vengo sacrificati per “provare”.
Se poi il lavoro risulta “migliorativo”, si può procedere con l’eventuale upgrade del modello, o con la realizzazione del pezzo custom speciale.
E passando a questi semilavorati, vedere cestoni di canne Lothar-Walther (e scusate se è poco …) a rigatura poligonale (e ri-scusate se è poco …), è un tanto “bel vedere“.
Poi ci sono i bancali dei fusti grezzi; forgiati (non fusi o stampati …).
Fusti che vanno ad alimentare in serie le amorevoli cure di un paio di robottoni a “nonsoquantiutensili” (alquante decine); robottoni che lavorano con la precisione delle moderne CNC.
E poi ci sono i carrelli; e qui mi sono veramente meravigliato.
I carrelli arrivano come semilavorati di acciaio super, già con ampi trattamenti termici, ma … pieni; in pratica sono una pesantissima barra con qualche parvenza di forma di un carrello pieno!
E questi pezzettoni vengono lavorati dal pieno!
Consumando tanti di quegli utensili che ti viene da piangere.
Un bell’investimento.
E di conseguenza serve anche un moderno reparto di verifica e misurazione degli utensili, per controllarne le caratteristiche prima di far ripartire ogni ciclo di lavorazioni sulle macchine CNC.
Velocemente passiamo davanti anche a piccole postazioni con macchine automatizzate che lavorano particolari e minuterie come percussori, pulsanti di sgancio, estrattori, basette ottiche, ecc.
Alla fine ci sono scaffali e scaffali di componenti pronti per andare a comporre il puzzle finale che è la pistola finita.
E qui c’è anche lo scaffale che mi ha lasciato basito!
Nello specifico, i bancali di fusti con … gli scarti.
Ovvero i vari bidoni in cui sono gettati tutti i pezzi che non superano il controllo qualità.
Occhio: “controllo qualità” e non “controllo dimensionale“.
Perchè assieme a qualche pezzo che magari ha qualche quota fuori tolleranza, c’erano tantissimi pezzi in cui era segnato un … nulla.
Non capivo.
E mi sono fatto spiegare.
Prendendo un fusto che mi sembrava perfetto, mi hanno fatto notare come ci fosse un microscopico poro nella parte inferiore del fusto, per altro sotto la picatinny. Un difetto estetico e non di certo strutturale.
O un fusto lucidato che presentava una leggera rigatura.
Centinaia di fusti, carrelli e altri pezzi che avevano imperfezioni … a volte difficilissime da vedere senza spiegazione. Dettagli che solo tantissima esperienza può percepire ed individuare.
Un livello di selezione che mi è sembrato … molto poco economico.
Vero che sono armi, e costose.
Ma lavorazioni di questo tipo sono in genere riservate a prodotti di nicchia o a serie speciali.
E’ proprio su questo punto che si è soffermato Guarnieri: se vuoi proporti come arma sportiva “top”, devi differenziarti dalla concorrenza. Difficile lavorare sui prezzi e sui numeri, date le enormi dimensioni dei principali competitor.
Ecco che allora si può lavorare ed esaltare l’aspetto “performance”, sfruttando le competenze (e siamo in Val Trompia) e la dimensione aziendale (che permette di curare ogni singolo componente).
E si può lavorare sulla elevata customizzazione disponibile “da fabbrica”; e si può procedere con anche piccole serie, pochi pezzi, ma con specifiche lavorazioni che richiedono ampi interventi manuali.
E proprio quando si passa al lavoro manuale, in quasi tutte le aziende ci sono “persone” che procedono al montaggio di tutto il puzzle, verificano pezzo per pezzo, assemblano e impacchettano.
Qui ho visto una manualità eccezionale, una attenzione al dettaglio che effettivamente sembra superare le usuali tolleranze di altri prodotti.
Per non parlare dei prodotti custom: c’erano tanti piccoli carrellini con i fogli che riassumono le specifiche richieste del cliente per il singolo pezzo; cestini che vengono popolati prevalentemente (ma non solo) con armi spettacolari, come la serie Domina, corredandole di tutte le opzioni ordinate dal cliente.
Il bello di poter chiedere un’arma già customizzata, che viene assemblata e messa a punto direttamente dal produttore; con le relative garanzie! (altra importante differenza).
l’angolo dove si assemblano le richieste “custom”
E non finisce qui, perchè la linea sportiva dopo il montaggio passa alla macchina di “lavoro”; ogni arma è montata su un “marchingegno” che in pratica scarrella e “roda” i componenti per un qualche centinaio di volte. Ad una velocità che nessun umano riuscirebbe a riprodurre (altro che gomito del tennista).
E poi si passa il tutto ad un addetto (questa volta un “umano”) che spara con ogni pezzo un bel po’ di colpi; non qualche colpo, ma qualche caricatore!
Questo uno dei ragazzi che a fine giornata ha la mano letteralmente indolenzita dopo alquante migliaia di colpi !!
E a lato c’è il bidone dei bossoli sparati, che ha una dimensione impressionante; sono fusti e fusti di bossoli, prevalentemente 9mm … sogno di ogni ricaricatore!
Ci si potrebbero consumare decine di presse fino a fonderle!
Un capitale di ottone.
Terminato il tour in fabbrica, torniamo alla schiera di semiauto sportive, che ancora ci aspettano nel famoso ufficio dei desideri!
A fare un po’ il punto ed il riassunto.
Visto il grado di cura nell’assemblaggio, si può comprendere perchè alcune soluzioni “spinte” di Tanfoglio richiedano attenzione e preparazione.
Come ad esempio la canna conica per un perfetto bloccaggio alla chiusura, il ridottisimo gioco delle guide a tutta lunghezza, la doppia sicura, i giochi del cinematismo di scatto, …
Sono tutti accorgimenti che richiedono un minimo di conoscenza e di formazione specifica da parte dell’armiere o dell’utente esperto. E che non possono essere gestiti o lavorati con le usuali approssimazioni, che invece possono essere più che sufficienti su altri prodotti.
Ad es. “in genere” armi destinate all’ambito militare o alle FFOO hanno giochi, tolleranze ed accorgimenti molto meno stringenti, che le rendono più “affidabili”, a scapito magari di una (relativa) minore precisione o di una minore possibilità di upgade prestazionale.
Prima di terminare, riproviamo in sequenza Stock I, Stock II, Stock III, Stock Master, Domina, nelle più comuni versioni (base, pro, xtreme) cercando di ri-abbinare le sensazioni alle diverse caratteristiche.
E devo dire che … si sentono.
E quindi, contento e con le risposte che avevo cercato, mi congedo dal dr. Guarnieri e da Tanfoglio.
Io (opinione personalissima, e per giunta da collezionista Colt) penso che Tanfoglio abbia motivo d’essere orgogliosa del livello dei propri prodotti.
Altrettanto però (e abbiamo discusso anche di questo con Guarnieri), secondo me Tanfoglio deve capire che non tutti gli attori della catena distributiva (dall’armiere fino al cliente finale) sono in grado di presentare e spiegare i dettagli di una gamma così vasta e con così tante particolarità.
Anche in ben note e ben fornite armerie, non ho trovato la conoscenza, o la preparazione, utili a poter presentare correttamente il prodotto.
Possiamo anche ipotizzare ragioni commerciali che spingono il commerciante a puntare su altri prodotti, o lo spingono a “non proporre” alcuni prodotti. Come ad esempio diverse marginalità, o diverse possibilità di approvvigionamento, o migliori prospettive di fidelizzazione del cliente (accessori, lavorazioni, ecc.)
Ed è comprensibile che non tutte le armerie siano in grado di curare questo tipo di prodotto, anche solo per la differente modalità di intervento (materiali, attrezzi, e soprattutto tempi).
Le ore di macchina per il rientro sono state ovviamente ben riempite dalle impressioni, dalle discussioni, e dai confronti su quanto visto (e toccato) durante la visita.
Ed ho concluso (sempre e solo secondo me) che il paragone con l’auto è abbastanza calzante.
Se vuoi performance superiori, ti comperi una Ferrari; o comunque una supersportiva.
Devi però sapere che non puoi portarla dal meccanico generalista “sotto casa”; per i tagliandi, o per qualche modifica, devi ricorrere ad accessori e lavorazioni che devono inserirsi nei canoni Ferrari.
E se anche io mi potessi sedere ad es. su una Lamborghini, probabilmente non solo non staccherei chissà che tempi sul giro, ma probabilmente andrei a schiantarmi alla prima chicane. [N.B.: magari potessi permettermi una … ruota di una Lamborghini]
Pertanto, se l’arma è molto performante, ad un certo punto “salteranno fuori i limiti della persona” (e qui …. ahi ahi!).
Restando in ambito auto: ci sono ottime automobili, comunque con ottime prestazioni, che nelle giuste mani possono eccellere.
Probabilmente possono essere manutenute con maggior facilità ed economia, ed anche per le personalizzazioni è possibile ricorrere a terze parti generiche.
E parimenti, nelle giuste mani anche comuni pistole porteranno a risultati nettamente superiori ai miei, anche se mi dovessi impiantare l’occhio di robocop.
Un ringraziamento a Tanfoglio per la disponibilità, per le spiegazioni e la cura nel seguire non dei clienti ma anche solo semplici interessati al prodotto. Che probabilmente diverranno anche clienti; ma … a prescindere.
Un buon esempio di come sia possibile proporre accorgimenti e specificità particolari in un mercato abbastanza standardizzato.
Un buon esempio di come la capacità e la manualità dei nostri armieri possa fare la differenza con concorrenti dimensionalmente (ma solo dimensionalmente) inarrivabili.
Al prossimo resoconto.
…
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