Lo scatto

Lo scatto indica in genere l’azione di “tirare il grilletto” fino a che si sgancia il dente che così libera il cane o direttamente il percussore.
Diciamo che è il click che fa sparare la pistola.
Ma questo click, che sembra la fase finale e più semplice del tiro, è invece il momento in cui si commettono i maggiori errori, soprattutto per i principianti.
L’azione di scatto è determinante per la precisione del tiro.
La maggior parte degli errori infatti, sono direttamente attribuibili alla posizione e alla pressione del dito sul grilletto.
La stabilità, la respirazione e il controllo precedentemente descritti diventano inutili se l’azione di scatto è errata, portando all’inevitabile “strappo” del colpo. Sembra un’azione semplice, ma tirare correttamente il grilletto è una delle maggiori difficoltà per molti tiratori, e lo “strappo” è un errore diffusissimo, anche tra gli esperti.
L’unico modo per correggerlo è l’allenamento costante in poligono, soprattutto attraverso la pratica “in bianco” (senza munizioni).


Ripartiamo da quanto detto per l’impugnatura.

Dopo che siamo pronti per sparare, possiamo posizionare l’indice della mano forte all’interno della guardia del grilletto, andando a cercare il grilletto per iniziare le azioni che porrtano allo sparo.
Applicarsi per una corretta impugnatura permette di far lavorare correttamente l’indice che:

  1. è FUORI dalla guardia per tutte le fasi precedenti
  2. deve entrare nella guardia del grilletto e arrivare agevolmente ed istintivamente sul grilletto
  3. deve sparare.

Pertanto questo indice dovrebbe ritrovarsi “naturalmente” (senza forzature) con l’ultimo polpastrello centrato in linea con l’incavo pollice-indice, a sua volta in linea con l’asse del braccio.

Questo indice deve egevolmente arrivare ad appoggiarsi sul grilletto, senza costringere la mano a innaturali angolazioni.
E l’indice deve appoggiarsi al grilletto con il polpastrello della terza falange (falangetta), possibilmente con un angolo di 90 gradi, perpendicolarmente al grilletto.


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A trattenere l’arma ci pensano il pollice, il medio e l’anulare;
e la mano debole (nell’impugnatura a due mani).

L’indice diventa un qualcosa di “indipendente”, la cui ultima falange (falangetta) deve ruotare liberamente attorno al punto ” 1 ” (vedi immagine qui a lato).
Ed evitando invece di ruotare sul punto ” 2 “.

Il movimento deve coinvolgere esclusivamente le prime due falangi del dito, con la parte anteriore del polpastrello sul grilletto in un contatto che deve essere ben centrato e non troppo profondo, per evitare spinte laterali involontarie.

In pratica la “punta dell’indice” ruota attorno allo “snodo” tra la prima e la seconda falange; teoricamente senza coinvolgere nel movimento alcun altro elemento della mano.

Qui a lato il punto di contatto tra indice e grilletto
(quello corretto è al centro).

Nell’immagine a sinistra, il grilletto è sulla seconda falange; questo comporterà quasi certamente un errore del tiro verso destra.
Ed è anche l’errore più comune tra i principianti.

Nell’immagine a destra invece si evidenzia come si faccia lavorare l’indice in modo NON perpendicolare; una posizione che a volte è motivata dall’elevata trazione necessaria ad azionare un revolver in doppia azione.
In genere provoca uno spostamento del tiro a destra (strizzando il grilletto).

Il caso opposto, in cui il grilletto viene azionato con la punta esterna dell’indice … provoca quasi sempre un colpo molto spostato a sinistra.

Riassumendo: se il dito del tiratore destrimano entra troppo nel grilletto quando aziona lo scatto, interessando la seconda falange, il grilletto verrà tirato verso il palmo della mano. Questo causerà una rosata ovale verso destra rispetto al centro del bersaglio (se il tiratore è mancino la rosata sarà spostata a sinistra).
Se il dito entra troppo poco nel grilletto, usando solo la punta della prima falange, si tende a “spingere” il grilletto lateralmente. Per un destrimano, questo causa una rosata verso sinistra rispetto al centro (per un mancino la deviazione sarà verso destra).
Se la falange del dito indice viene posizionata troppo in basso sul grilletto (vicino alla base), o troppo in alto (vicino al perno su cui ruota il grilletto) la pressione esercitata tenderà a deviare l’arma verso l’alto o verso il basso.


Il movimento di trazione del grilletto si ottiene applicando una pressione progressiva e lineare.
Mentre le falangi del dito agiscono sul grilletto, il resto della mano deve rimanere salda e immobile sull’impugnatura dell’arma, senza partecipare al movimento. L’obiettivo è concentrare l’azione sul grilletto, isolando il movimento e prevenendo qualsiasi influenza sulla stabilità dell’arma.
L’errore più comune risiede proprio in un movimento errato o involontario delle altre parti della mano, che dovrebbero invece mantenere l’impugnatura ferma.

L’indice si deve muovere senza strappi ne forzamenti.
Ecco perchè può essere utile esercitarsi a muovere l’indice in maniera ferma ma molto precisa, e senza muovere altri elementi della mano. Lo si può fare facilmente anche in casa, “a freddo”, senza colpi.

L’arco di movimento e la sorpresa dello sparo

Abiamo scritto che è praticamente impossibile tenere l’arma perfettamente immobile. Fattori fisiologici come l’emotività, il battito cardiaco e la respirazione determinano inevitabili micromovimenti, in alcuni corsi indicati come “arco di movimento”.
Sono oscillazioni naturali inevitabili anche in condizioni di massima concentrazione.
Vi è poi l’influenza “esterna”: ed esempio lo stress psicologico in situazioni di gara; o anche in poligono quando vi sono troppe interferenze o terze persone, con una tensione che può amplificare le oscillazioni o compromettere la sensibilità sul grilletto (errori non tecnici ma legati allo stato mentale del momento).

Il risultato ottimale si ottiene quando, al momento dell’abbattimento del percussore (causato dalla pressione sul grilletto), l’arma si trova allineata al bersaglio nel punto più stabile dell’arco di movimento.
Nel tiro lento mirato, la pressione sul grilletto deve essere graduale e costante, fino a farsi “sorprendere” dalla partenza del colpo (si indica proprio che “il colpo deve sorprendere“, come se non fosse atteso).
Questa tecnica consente di mantenere l’allineamento fino all’ultimo istante, evitando strappi che potrebbero deviare il colpo.
Per quanto riguarda “lo strappo” approfondiamo fra poco!

In pratica, e con un po’ di allenamento, dovremmo arrivare a comprendere “bene” come risponde il grilletto della nostra arma.

  • Il grilletto è caratterizzato da una corsa iniziale a vuoto, una “pre-corsa“, che può essere “lunga” o anche nulla, in base a varie regolazioni (se possibili).
    Perciò la pressione sul grilletto inizia con un movimento leggero per eliminare la corsa a vuoto.
  • Successivamente, occorre applicare una forza maggiore in modo costante e progressivo fino a percepire un indurimento del grilletto, segno che si è vicini allo scatto.
  • Poi al termine della pre-corsa vi è un indurimento, che indica che il meccanismo sta appoggiandosi sul dente di sgancio.
    Qui in base al meccanismo proprio di ogni arma, occorre applicare una forza maggiore in modo costante e progressivo fino a percepire l’indurimento del grilletto, segno che si è vicini allo scatto.
  • In pratica il grilletto è pronto a spostare il dente di sgancio del cane; che richiederà una trazione superiore per sganciare tutto il meccanismo che è caricato con la molla principale.
    In questa fase, la leva di scatto si sta liberando e la partenza del colpo è imminente.
  • Procedendo con l’azione (costante, morbida) sul grilletto, superiamo questo impuntamento di cui abbiamo detto sopra; e sganciamo il cane o direttamente il percussore.
    Questo provocherà lo sparo.
  • In genere poi il grilletto presenta una corsa a vuoto finale (retroscatto), anche questa più o meno regolabile in base alle caratteristiche dell’arma.
  • A questo punto è possibile allentare la presa sul grilletto, rilasciandolo, lasciandolo tornare “in avanti”.
    Questo “ritorno” viene anche indicato come “reset del grilletto”. Con un po’ di pratica è possibile comprendere bene quanto si può rilasciare il grilletto perchè consenta di ripartire velocemente con il colpo successivo.

Conoscere l’arma significa conoscere bene come risponde il grilletto, che forza richiede per lo sgancio, cercare di memorizzare il modo con cui risponde, le senzazioni che trasmette prima e dopo lo sparo.
Ad esempio alcune moderne armi corte con sistemi striker-fired (c’è da dire che in genere sono armi per difesa o per le FFOO), non presentano una lunga corsa a vuoto. Lo scatto è breve, diretto, con un punto di sgancio ben percepibile: è l’istante preciso del rilascio del percussore che innesca il colpo.
In queste armi, la pressione va esercitata fin da subito in modo controllato e progressivo, fino al raggiungimento di tale punto.
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Indipendentemente dal tipo di meccanismo, la pressione deve essere costante, fluida e parallela all’asse della canna.
Tirare con movimenti bruschi o con una traiettoria obliqua rispetto al grilletto porterà inevitabilmente a deviazioni.

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Tutto questo ci aiuta ad esercitare una trazione regolare, fluida, costante; in modo da azionare lo scatto SENZA movimenti bruschi, senza variazioni nella presa, senza impuntamenti.
Tutti eventi che andrebbero ad influire sull’allineamento delle mire.

Quando sparare ?

Il movimento del grilletto (nel modo descritto qui sopra) dovrebbe avvenire in concomitanza con un momento di particolare “immobilità” del tiratore.
Abbiamo detto come vi siano molti fattori che portano a micromovimenti, anche quando siamo più che concentrati.
Uno dei principali movimenti che agiscono sulla parte duperiore del corpo (coinvolgendo torace e spalle) è la respirazione.

La respirazione: il respiro controllato per il tiro di precisione

La tecnica respiratoria è un fattore determinante nel tiro di precisione, sebbene la sua influenza sia minima nel tiro difensivo o da combattimento, dove la priorità è la rapidità di reazione.
Conoscerne i principi è fondamentale per ogni tiratore. Come già accennato, la stabilità dell’arma è strettamente legata al controllo corporeo, e in questo contesto la gestione della respirazione è determinante per un tiro perfetto.

Per eseguire un tiro di precisione, la procedura consigliata è la seguente:

  • Al momento di estendere le braccia verso il bersaglio, si esegue una normale inspirazione.
  • Si inizia l’espirazione durante la fase di puntamento.
  • Si blocca la respirazione nella pausa naturale tra espirazione e la successiva inspirazione, proprio mentre si finalizza il puntamento e si inizia la pressione sul grilletto.
    La massima stabilità si ottiene immobilizzando il movimento del diaframma e dei polmoni in questa fase critica, riducendo al minimo le micro-oscillazioni.
  • Il tiratore deve sparare in una condizione di apnea controllata, mantenendo il respiro bloccato per circa due-tre secondi, non oltre.
    Superare questo limite potrebbe causare una leggera carenza di ossigeno, con conseguente affaticamento visivo e perdita di precisione nei riferimenti.

In alcuni programmi avanzati di tiro (per agonisti) viene anche introdotta la respirazione diaframmatica per migliorare la capacità di controllo.
Anche tecniche di rilassamento respiratorio sono talvolta impiegate in fase di preparazione per stabilizzare battito cardiaco e concentrazione prima del fuoco.
Va infine ricordato che, sebbene in condizioni reali sia difficile applicare regole rigide, l’apprendimento e la pratica di un buon controllo respiratorio rappresentano una risorsa fondamentale anche in ambito sportivo, dove in occasione di gare e competizioni lo stress psico-fisico può incidere negativamente sulle prestazioni. Imparare a gestirlo attraverso la respirazione consapevole consente di asumentare lucidità e stabilità nei momenti decisivi.


Gli errori di scatto più comuni

Sembra un’azione semplice, ma tirare correttamente il grilletto è una delle maggiori difficoltà per molti tiratori, e lo “strappo” è un errore diffusissimo, anche tra gli esperti. L’unico modo per correggerlo è l’allenamento costante in poligono, o ad es. attraverso la pratica “in bianco” (senza munizioni).

Lo “strappo” si verifica quando il tiratore preme il grilletto in modo brusco o violento, invece di esercitare una pressione fluida e costante.
Questo movimento repentino sposta l’allineamento dell’arma proprio un istante prima della partenza del colpo, causando una deviazione del proiettile (tipicamente in basso a sinistra per un tiratore destrimano).

 

Lo strappo si verifica quando il grilletto viene premuto in modo affrettato, o brusco, o violento, invece di esercitare una trazione fliuda e costante.

Questo movimento repentino sposta l’allineamento dell’arma un istante prima della partenza del colpo.
Il risultato è una deviazione involontaria dell’arma che comprometterà la precisione del tiro.
Tipicamente per un tiratore destrimano i colpi finiranno spostati in basso a sinistra.
Spesso poi questo movimento è subito corretto riportando l’arma in posizione, e di fatto non accorgendosi dell’errore.

La causa principale è la paura del colpo (e/o del rilevamento e/o del rinculo) ed il tentativo di anticipare la reazione dell’arma correggendo la posizione all’atto dello sparo.

In seguito il tiratore tenta di correggere questo errore finendo per portare le rosate in alto.
Il più delle volte forzando di mirare in alto e/o a destra, in un modo che certamente non è la soluzione ideale.

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Lo STRAPPO è un problema che affligge moltissimi tiratori, e non solo principianti.
Quasi sempre capita quando spariamo con un’arma con cui non abbiamo confidenza, ad es. con un’arma nuova o che stiamo provando.
O in genere succede quando si sale di calibro (ad es. abituati al leggero 22LR provamo a sparare con il 9.. o con un .357).

Penso che dopo queste pagine sul tiro, abbiate capito che le regole del tiro a segno sono piuttosto semplici: se le mire sono correttamente allineate al bersaglio nel momento in cui il percussore colpisce l’innesco della cartuccia, il colpo finirà esattamente nel punto mirato.

Diamo per scontato che siano “a posto” impugnatura, postura, mire e modo di premere il grilletto;
accettiamo (malvolentieri) il fatto che un certo tremore della mano non è eliminabile:
e accettiamo che riuscire a tenere fermo e perfettamente allineato un oggetto del peso di un chilogrammo o più è molto difficile;
ma se nel momento in cui parte il colpo la bocca dell’arma punta all’incirca al centro del bersaglio, il colpo finirà non troppo lontano da quel punto.
Il fatto è tutto lì; bisogna tenere più ferma possibile l’arma puntata sul bersaglio per tutta la durata della trazione dello scatto, e anche “un pelino dopo” (per tutto quel micro tempuscolo che separa il momento dello gancio dall’accensione dell’innesco).

Lo strappo ha diverse cause scatenanti (almeno due), ma il risultato (o meglio l’errore) è il medesimo.

➀ Lo strappo da trazione del grilletto
Il cosiddetto “colpo di dito”: capita quando cerchiamo di cogliere quel microscopico attimo in cui le mire sono allineate al bersaglio; ed è molto comune nelle persone che non seguono le istruzioni alla base del tiro, o che non si sono documentate ed esercitate a sufficienza.
Se vogliamo sintetizzare: non siamo particolarmente bravi nel tenere l’arma ferma e puntata al centro del bersaglio (l’arma oscilla attorno al centro del bersaglio); non appena ci capita di vedere che le mire sono ben allineate, cerchiamo velocemente (troppo velocemente) di tirare il grilletto per cogliere l’attimo di allineamento. In pratica diamo un “quasi” colpo al grilletto per strizzarlo nel momento magico di allineamento.
Tirare il grilletto in modo poco fluido, poco morbido, poco lineare, inevitabilmente porta ad un movimento dell’arma.

➁ Lo strappo da “paura del rinculo”
Un altro fenomeno responsabile dello strappo, è la cosiddetta “paura del rinculo” o anche “paura del rilevasmento”.
Quando si pronuncia questa frase, in genere tutti si mettono sulla difensiva: “Paura del rinculo io? Ma se sono anni che sparo!”; “No, io non strappo, sono le mire regolate male!”.
Chiunque tiri con armi corte, all’inizio ha sofferto di questo problema.

In pratica, è abbastanza normale che le mani di una persona non allenata tentino di resistere al rinculo dell’arma un attimo prima che esso arrivi; ed ecco quindi che non appena il dito avverte lo sgancio del cane, le braccia si irrigidiscono a contrastare il rinculo, e spesso le mani si abbassano a contrastare il rilevamento della pistola.
E il colpo finisce comunque in basso.
In genere questo movimento è proprio un contrasto di brevissima durata, solo il tempo di premere il grilletto.
Come si preme il grilletto (anzi, quasi in contemporanea) si tende ad irrigidire le braccia, a volte stendendole completamente; e spesso si strizza per un attimo l’arma tenendola in basso per contrastare il movimento/rotazione verso l’alto (rilevamento) quando parte il colpo.

È normale che il nostro corpo attui (anche involontariamente) delle misure difensive quando ritiene di essere attaccato.
Queste misure difensive consistono in genere in un irrigidimento della muscolatura, e in uno scarto immediato dalla parte opposta rispetto alla quale arriva il pericolo. E questa reazione aumenta quando siamo in certe situazioni emotive.
Perciò magari siamo in grado di eseguire una perfetta trazione del grilletto quando ci alleniamo in bianco a casa nostra, ed al contrario strappiamo quando siamo al poligono. Perchè in poligono c’è rumore (e il rumore provoca uno stato di tensione emotiva); e perchè in poligono svolgiamo un’attività che richiede concentrazione e attenzione; e perchè magari i vicini di piazzola sono … spettatori delle nostre capacità. Un aumento di stress in queste condizioni è normale; tutto il contorno della situazione può mettere un po’ di pressione. Per alcuni più che per altri.

Anche per chi è allenato, a volte il problema dello strappo ritorna in occasione di particolari situazioni.
Ad esempio se è la prima volta che spariamo con una nuova pistola nuova, o stiamo provando un’arma di calibro maggiore a quello con cui siamo abituati, o con una scatto più lungo o più duro.
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Per migliorare il nostro modo di scattare, alcuni consigliano di fare un esercizio concettualmente molto semplice.

Ad arma rigorosamente scarica, si arma il cane e si appoggia un bossolo sopra il carrello il più possibile verso la volata.
Quindi delicatamente si traguardano le mire, verso un ipotetico bersaglio, si assume la consueta posizione di tiro e si preme il grilletto.
Il bossolo non deve cadere.

La maggior parte di chi ha tentato questo esercizio, se non è riuscito a tenere il bossolo al primo tentativo ci è riuscito sicuramente al secondo.
[ c’è chi consiglia di provare con una monetina anzichè con un bossolo ]

Alcune pistole, in genere quelle dedicate al servizio o alla difesa personale, hanno uno scatto molto duro, e difficile da gestire correttamente.
Ma con un po’ di pazienza, si riesce a non fare cadere il bossolo pure con quelle.
Per la stragrande maggioranza dei tiratori di pistola o revolver di grosso calibro, impugnare l’arma e premere il grilletto in maniera corretta, non è affatto un problema, in quanto sono più preparati alla importante reazione.
Solitamente è sufficiente un po’ di pratica, per fare l’abitudine al rinculo, e il problema sparisce da se.

Per verificare se siete afflitti da questo errore, una prova semplice (se ricaricate) è la seguente:
Preparate una cartuccia inerte, composta da bossolo, innesco usato (o senza innesco) e palla.
Oppure procuratevi un salvapercussore ( snap cap ).
Inserite nel caricatore della vostra pistola il salvapercussore ed un po’ di colpi “veri”. Meglio se non contate i colpi che inserite.
Con il revolver è ancora più semplice: lasciate un bossolo sparato inuna delle camere del tamburo.
In linea di tiro, l’ideale sarebbe avere qualcuno che vi riprende “di lato”, di profilo, in modo da avere la “prova provata” del comportamento.
Iniziate a sparare; quando arriverà ad essere camerato il bossolo inerte o il salvapercussore, anzichè un “PUM” ci sarà solo un “CLICK”.
Però in quel momento sarà importante vedere se le vostre mani sono restate ferme in linea di tiro o se si sono mosse (per contrastare un runculo che non è arrivato).
Siete rimasti perfettamente immobili e in linea di mira?
O avete mosso o abbassato la pistola ?
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Un altro allenamento molto realistico lo possiamo provare a casa.
Abbiamo scritto prima come è possibile migliorare lo scatto aiutandosi con un bossolo o una monetina poggiati sul carrello.
Step successivo: ripercorrere le azioni come al poligono.
Individuate un’area sicura della casa, meglio se con un tavolino o un appoggio che possa in qualche modo ricordare il bancone del poligono.
Appendete un bersaglio ad una parete; se la distanza è molto corta (beh … salvo non abbiate un garage da 20 metri …) stampatevi un bersaglio in scala ridotta; ad es. se avete 4 o 5 metri stampatevi un bersaglio che sia un quarto dell’originale.
Caricate l’arma con uno o più salvapercussori o munizioni inerti (bossolo + palla).
Spero sia chiaro che NON dovete per alcun motivo fare esperimenti con un’arma carica, anche se siete in casa vostra !!
Per cercare di imprimere una memoria muscolare “buona”, impugnate l’arma, inserite il caricatore, armate, allineate la mira al bersaglio, e provate lo scatto.
Concentratevi e cercate di capire se vi sono momenti in cui esitate o vi sembra di perdere l’allineamento con il bersaglio (vuol dire che avete mosso l’arma).

In realtà, per rilassamento, anche al poligono più di qualche tiratore si prende un minuto per scattare in bianco.
Cuffie in testa, bersaglio posizionato, tutto intorno ci sono persone che sparano.
Siamo in una situazione “tipo”; proviamo a ritrovare la calma che magari abbiamo quando ci alleniamo in bianco a casa.
O proviamo a verificare se “becchiamo” il momento dello sparo tra un respiro ed il successivo.
O proviamo a vedere se strappiamo verso il basso.

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