Come impugnare una pistola
(per migliorare l’accuratezza e il controllo)
Imparare ad impugnare correttamente ed efficacemente una pistola può contribuire enormemente ad aumentare la precisione del tiro, e anche la sicurezza complessiva (padroneggiare l’arma).
Premessa
A prima vista parlare di “come impugnare una pistola” può sembrare quasi inutile.
In fondo l’impugnatura di un’arma corta ha già la forma … di una mano, non è che ci siano molte altre possibilità …
Quindi verrebbe da pensare che ci sia un solo modo naturale per prenderla.
In realtà la questione è molto più complicata.
Le prime pistole della storia erano tutto fuorché ergonomiche. Erano pensate per sparare a una mano sola, con il braccio completamente disteso, in una posizione molto “da duello” e poco pratica per qualunque situazione reale di combattimento.
La testa finiva quasi appoggiata alla spalla e ancora oggi non è chiarissimo se dovesse essere il tiratore ad andare verso l’arma … oppure l’arma verso il tiratore!
Probabilmente c’entrava anche l’influenza della scherma: per molto tempo la pistola venne vista quasi come una specie di evoluzione della spada, e l’impugnatura ricordava infatti l’elsa di un’arma bianca.
Oppure, più semplicemente, le prime armi venivano progettate secondo le idee di qualche personaggio importante che magari di tiro pratico capiva ben poco. E questa, a dire il vero, è una cosa che succede ancora oggi in tanti altri settori.
Fatto sta che per secoli le pistole cambiarono pochissimo, e l’unico modo realistico di usarle rimase il tiro a una mano in posa da duello.
Oggi sembra strano pensare che quasi nessuno avesse considerato seriamente l’uso della seconda mano per stabilizzare l’arma. O forse qualcuno ci aveva anche provato, ma certe tecniche impiegano tempo prima di diffondersi davvero.
Nel frattempo le impugnature iniziarono ad assumere la classica forma “a gomito”, quella che poi sarebbe diventata famosa con i revolver della Frontiera americana, come la Colt.
Non erano ancora armi perfettamente ergonomiche, ma rispetto alle pistole precedenti rappresentavano un enorme passo avanti.
Il loro grande vantaggio era soprattutto nell’estrazione: la forma arrotondata e inclinata del calcio permetteva di afferrare rapidamente l’arma dalla fondina. E all’epoca era questo il vero problema da risolvere: tirare fuori la pistola prima dell’altro.
Poi entravano in gioco fortuna, sangue freddo e pratica.
Anche perché, al di là del mito del pistolero infallibile, la maggior parte di quelli che portavano un revolver al fianco sapevano usarlo solo in modo abbastanza mediocre.
Dal punto di vista del tiro puro, infatti, quei revolver avevano ancora parecchi limiti.
La posizione di cane e grilletto non era ideale, il peso tendeva a stare alto e in avanti e il tiratore doveva adattare la propria mano all’arma, spesso forzando posizione del polso, presa e postura del corpo.
Solo molto più tardi si iniziò a capire un concetto fondamentale: non deve essere il corpo umano ad adattarsi all’arma; dovrebbe essere l’arma ad adattarsi al corpo umano.
Eppure anche oggi esistono pistole con ergonomia discutibile, semplicemente perché alcune caratteristiche sono diventate tradizione, segni distintivi o compromessi tecnici ormai accettati.
La ricerca di armi sempre più comode ed efficienti continua ancora oggi, ma l’arma “perfetta” probabilmente non esisterà mai.
Per due motivi molto semplici.
Il primo è tecnico: dentro una pistola devono trovare posto meccanismi, molle, leveraggi e componenti indispensabili al funzionamento. Tutto questo limita inevitabilmente la libertà ergonomica del progettista.
Il secondo motivo è ancora più importante: ogni persona è diversa.
Cambiano mani, forza, proporzioni, postura, sensibilità e preferenze personali. Un’impugnatura che per qualcuno è perfetta, per un altro può risultare scomoda o innaturale.
Per questo nel tiro non dovrebbero esistere dogmi assoluti.
Esistono basi corrette, certo, ma poi ogni tiratore deve trovare il modo più naturale, stabile ed efficace di controllare la propria arma.
Le moderne armi corte, comunque, permettono oggi di ottenere impugnature molto migliori rispetto al passato, pur con tutti i limiti imposti dalla meccanica e dalla conformazione del corpo umano.
Impugnatura a una mano e a due mani
L’impugnatura dell’arma corta deve servire a prendere e tenere saldamente l’arma durante le manipolazioni in sicurezza e fino al tiro sul bersaglio.
Abbiamo detto che inizialmente l’impugnatura era forzatamente ad una sola mano.
Ma abbiamo anche capito che nel tempo si è convenuto che con due mani si poteva migliorare la presa in contesti “operativi”.
L’impugnatura accademica (ad una mano): la base per la precisione
Data la conformazione delle prime pistole e, soprattutto, la forma del calcio, il modo più naturale e “istintivo” di prendere la pistola portava ad assumere una posizione di tiro laterale.
La pistola era impugnata ad una mano e il corpo si disponeva di profilo rispetto al bersaglio: una posizione di tiro avvalorata nei duelli dalla consuetudine di porsi lateralmente rispetto all’antagonista.
N.B.: ancora oggi permangono convinzioni che sia utile porsi in posizione laterale rispetto ad un eventuale bersaglio armato, principalmente per ridurre al massimo la superficie esposta al colpo. Ma oggi sono cambiati i tempi, le armi, le munizioni, e l’intero contesto tattico; e queste motivazioni non hanno più molta ragione d’esistere.
Comunque …. Sia nel tiro statico o accademico, che nel tiro dinamico sportivo, l’impugnatura sull’arma corta rimane la medesima, praticamente invariata nel tempo.
Ripetiamo: l’impugnatura corretta dell’arma è l’elemento basilare e imprescindibile per ottenere un tiro preciso.
Le immagini e gli schemi si riferiscono ad una presa con la mano destra (destrimani); chiaramente per i mancini le operazioni andranno eseguite in modo speculare.
Qui di seguito due ulteriori viste dell’ideale impugnatura ad una mano.
La stessa impugnatura a una mano vista dal basso mostra le dita che fasciano correttamente l’arma.
Un errore – da evitare – che commettono alcuni tiratori è sparare tenendo staccato un dito della mano che impugna l’arma (solitamente il mignolo).
Tutte le dita devono collaborare alla salda presa. Ed anche se il mignolo è “meno forte“, la sua posizione inferiore contribuisce al controllo del rilevamento grazie alla migliore leva (distanza dal centro di rotazione che è sull’incavo tra pollice e indice)
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Abbiamo detto che un’impugnatura eseguita correttamente permette di allineare l’asse della canna con quello dell’avambraccio, facilitando così l’allineamento dei congegni di mira con il bersaglio.
Qui di seguito lo schema dell’ideale allineamento:
Se l’impugnatura è ferma e il polso ben saldo — evitando il cosiddetto “limp wristing”, ovvero un polso troppo molle che può causare malfunzionamenti dell’arma — al momento della pressione sul grilletto non si verificheranno movimenti che deviano dall’asse di puntamento.
Il rinculo dell’arma sarà assorbito in modo più lineare lungo l’avambraccio, consentendo di attenuare e gestire efficacemente il rilevamento dell’arma.
È fondamentale ricordare che, una volta estratta l’arma dalla fondina o afferrata dal tavolo di tiro, la mano che la impugna deve rimanere stabile, senza effettuare ulteriori aggiustamenti.
A questo punto, potete passare alla pagina dedicata allo scatto.
Oppure (consigliatissimo) potete proseguire nella lettura per vedere le posizioni a due mani.
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Impugnatura a 2 mani: maggiore controllo e stabilità
L’introduzione della seconda mano nell’impugnatura rappresenta un’evoluzione importante per il controllo e la stabilità del tiro.
Con la presa a due mani, la mano forte (ad esempio, la destra) impugna l’arma come descritto per il tiro a una mano, mentre la mano debole avvolge saldamente quella forte.
I pollici di entrambe le mani devono allinearsi lungo il lato sinistro dell’arma, puntando verso il bersaglio.
La mano debole deve aderire completamente alla mano forte, senza lasciare alcuno spazio libero.
Sul lato destro, le punte delle dita della mano sinistra (debole nel nostro caso) dovrebbero toccare le nocche della mano destra, creando una presa compatta e stabile.
Come già accennato, il dito indice della mano forte rimane sempre disteso lungo il carrello dell’arma per ragioni di sicurezza, entrando nella guardia del grilletto solo al momento dello sparo e uscendone immediatamente dopo.
È fondamentale prestare la massima attenzione a non posizionare lo spazio interdigitale della mano dietro il carrello. E’ sempre presente una protezione più o meno estesa, che separa posteriormente l’impugnatura dalla zona di lavoro del cane e/o del carrello (la famosa guardia cui appoggiamo l’incavo come visto in precedenza nella presa a una mano).
Se andate a posizionarvi nell’are superiore, dietro il carrello, durante lo sparo il carrello in arretramento velocissimo colpirebbe questa parte della mano, causando non solo un potenziale ferimento (anzi, direi quasi certo ferimento) ma anche un malfunzionamento dell’arma.
Vediamo come procedere, partendo dalla posizione ad una mano.
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Come già scritto, ed in osservanza alle basilari regole di sicurezza, il dito indice della mano forte rimane sempre disteso lungo il carrello dell’arma per ragioni di sicurezza, entrando nella guardia del grilletto solo al momento dello sparo e uscendone immediatamente dopo.
ATTENZIONE (ripetere non è mai troppo): è fondamentale prestare la massima attenzione a non posizionare lo spazio interdigitale della mano dietro il carrello.
Ovvero, nessuna parte delle mani deve essere all’altezza del carrello nella parte posteriore!
Se così fosse, durante lo sparo, il carrello che arretra bruscamente, colpirebbe questa parte della mano, causando non solo un potenziale malfunzionamento dell’arma, ma un potenziale o quasi certo ferimento !!
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E vediamo velocemente i più comuni errori:
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Un errore ricorrente consiste nell’impugnare la pistola “in basso”, lasciando spazio, lasciando “dell’aria” sotto l’elsa.
Questo errore non consente di gestire al meglio il rilevamento e il rinculo dell’arma
Qui si nota come la mano è fuori asse verso il lato destro.
In pratica a contrastare il rinculo c’è quasi solo il pollice.
Il dorso dell’impugnatura della pistola (che dovrebbe aiutare ad appoggiare bene la mano per contrastare e governare i movimenti dell’arma) è praticamente libero.
Spesso questo errore si verifica quando l’impugnatura dell’arma è troppo grande per la mano del tiratore, che così non riesce a raggiungere comodamente il grilletto e sposta la mano verso l’esterno per agevolare l’allungamento dell’indice.
Un grave errore consiste nel posizionare il dito pollice dietro al carrello.
Durante il ciclo di sparo il carrello arretrando, colpisce il pollice provocando il malfunzionamento dell’arma e il ferimento del dito.
Chi si addestra a sparare con il revolver utilizzando questa tecnica dei pollici sovrapposti (che velocizza il riarmo del cane), la applica inavvertitamente sparando con una pistola semiautomatica.
Solo che … nel revolver non c’è un carrello che arretra ad ogni sparo!
Perciò ATTENZIONE: non posizionare lo spazio interdigitale della mano dietro il carrello.
Molti tiratori sparano – anche bene – applicando l’indice della mano debole sul guardamano della pistola.
In pratica l’indice della mano sinistra (nel caso in figura) va ad agganciare la guardia del grilletto (trigger guard), si appoggia e avvolge la parte frontale della guardia.
Questa posizione può essere agevolata da una guardia “piatta” nella parte frontale.
Alcune guardie presentano anche una zigrinatura per agevolare la presa a chi utilizza questa posizione.
Ovviamente la dimensione della mano e della guardia devono essere compatibili con questa posizione. Non è il caso di spostare in avanti la mano debole per poter agganciare la guardia, magari tralasciando un solido appoggio sulla guancetta sinistra.
Questa è una tecnica particolare che non riesce a tutti, e se non si è pratici e allenati, e può provocare tiri strappati verso il basso.
Anche sovrapporre i pollici non è sbagliato.
Però oggi la maggior parte dei tiratori dispone i pollici in asse con la canna, ottenendo ottimi risultati.
In ogni caso, i pollici non devono essere “stretti”, non dobbiamo esercitare eccessive pressioni sul pollice “che sta sotto”.
Ogni eccesso di pressioni impedisce un ottimale controllo dello sparo.
E’ preferibile una presa salda, ma morbida che si adatta all’arma e che è in grado di trasmetterci le giuste senzazioni per procedere e ottimizzare il colpo.
Il più diffuso errore nel tiro con la pistola: la cosiddetta “mungitura dell’impugnatura“
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Il tipico errore nel tiro con la pistola consiste nell’eccessiva presa (strizzare l’impugnatura) e tirare verso il basso (c.d. mungitura), che unita a una trazione errata sul grilletto provoca errori grossolani (fino a mancare il bersaglio).
E’ l’errore più comune tra chi si avvicina al tiro. Ed è un errore subdolo di cui in genere il tiratore non si accorge; il tutto avviene in frazioni di secondo.
L’errore nasce in genere dal tentativo di “anticipare il colpo” nella speranza di contrastare il rilevamento (la rotazione verso l’alto dell’arma); perciò si strizza l’impugnatura e si “indirizza” l’arma verso il basso, proprio mentre sta tirando il grilletto, come per anticipare e contrastare il movimento della pistola.
Lo stesso rilevamento della pistola poi fa sembrare che l’arma sia rimasta “abbastanza” allineata con il bersaglio, nascondendo l’errore.
L’impugnatura può essere strizzata istintivamente per varie ragioni: fastidio del rinculo; paura del rilevamento dell’arma; semplice paura del botto; o per cercare di sparare più colpi in sequenza.
L’illustrazione evidenzia le due forze che occorre controllare durante il tiro.
La prima forza è esercitata dall’indice che impegna il grilletto (in rosso): il dito deve aumentare la pressione sulla leva di scatto progressivamente, fino allo sgancio dei piani di scatto. La velocità con cui avviene la trazione “perfetta” del grilletto è in relazione alla destrezza del tiratore.
Ma è una pressione morbida, calibrata, misurata.
La seconda forza è esercitata dal resto della mano (in giallo) che avvolge l’impugnatura: una forza che DEVE restare sempre costante, durante tutta l’azione del tiro.
La pratica aiuta a disgiungere e controllare le due forze della mano.
Ci si può esercitare con la solita tecnica dello scatto a secco (in bianco); si dovrebbe riuscire a esercitare la giusta pressione sulla leva di scatto, mantenendo la presa dell’impugnatura in maniera costante, senza modificare l’allineamento arma -bersaglio.
Una volta ottenuto questo primo risultato, occorrerà eliminare la paura del botto, sparando a fuoco.
Il revolver
Il revolver è stata la prima arma corta moderna.
Iniziata con la diffusione dei revolver Colt e con tutti i miti e i film che questa tipologia di arma ha generato.
Solo dopo più di 50 anni inizieranno ad essere disponibili le pistole semiautomatiche funzionanti ed “affidabili”.
Il revolver è caratterizzato da 2 elementi poco ergonomici e che non aiutano nell’ottimizzazione del tiro.
Il primo elemento è la forma stessa dell’arma e dell’impugnatura.
Questa impugnatura è nata per agevolarne l’aggancio e l’estrazione dalla fondina; questo era importante nel periodo di diffusione del revolver. La precisione … arriverà dopo. Ma vitale era agganciare l’arma e sparare per primi !
Ma l’impugnatura del revolver, fatta a gomito, arretrata e bassa rispetto all’arma, aiuta quasi niente (anzi …) nella migliore gestione per il tiro di precisione.
Il secondo elemento è il “come è fatto il revolver”.
Con un tamburo pesantissimo e molto in alto rispetto all’impugnatura; con una meccanica ingombrante che lavora “dietro” il tamburo e perciò allontana ancor più il baricentro dall’impugnatura; e la canna così in alto, allineata alla camera “superiore” del tamburo (con l’unica eccezione dell’innovativa Chiappa Rhino) che aumenta le forze di rilevamento e rotazione ad ogni colpo.
Insomma, non è proprio un qualcosa di logico e di ingegnerizzato per il tiro. Ma sono quasi 2 secoli che … è fatto così.
Dalla sua però il revolver ha alcuni pregi: una eccezionale (superiore ad ogni semiautomatica) affidabilità, una generale robustezza intrinseca (e peso …), una maggiore facilità nell’eventuale cambio delle impugnature (grips che veramente possono essere di “tutti” i tipi) e di eventuali dispositivi di mira, una varietà di calibri anche in formato “cannone”, e un indubbio fascino che fa tanto ‘mericano.
Inoltre quasi tutti i revolver (almeno dopo la fine del 1800) possono essere azionati in doppia azione (azionando il grilletto armo il cane e sparo), o in singola azione (il cane va armato prima di sparare ogni colpo) con un netto miglioramento della potenziale precisione.
Diciamo che ormai nei poligono i revovler sono veramente una esigua presenza.
Un amico (vero appassionato di revolver) mi ha detto di recente che, a suo parere, la maestria nell’uso del revolver è un’arte in via di estinzione, se non fosse per una piccola cerchia di persone che continuano a mantenerla viva (grazie anche alle varie rievocazioni in stile cow boy action shooting).
Per entrambe le tecniche che vedremo qui, un buon set di impugnature (grips) è fondamentale.
Ho già scritto che uno dei vantaggi del revolver è, almeno per i modelli delle principali case, la possibilità dimontare guancette di mille mila tipi: in gomma, in legno, con zigrinatura fitta, lisce lucide, lunghe o cortissime (combat), senza o con gli incavi per le dita (finger grooves), con o senza appoggio o invito per i pollici, e via via a piacere andando anche a modificare l’angolo di impugnatura.
Questo perchè a parte l’alloggiamento della molla, il telaio dei revolver è veramente minimale nella parte dell’impugnatura, e perciò permette di sbizzarrirsi senza interferire con altri elementi ingombranti (in primis il caricatore).
Elemento fondamentale: con il revolver l’impugnatura dovrà essere fatta cercando di posizionare la mano forte il più in alto possibile.
Non c’è un carrello che può rovinarci le dita; basta che lasciamo lo spazio al cane per essere armato.
Perchè questa ricerca del “più in alto” ?
Perchè l’asse di spinta generato dal colpo su un revolver è particolarmente “in alto” (la canna è molto alta rispetto all’impugnatura).
Questo genera una spinta che tende a far ruotare l’arma varso il tiratore; una spinta tanto più accentuata quanto è maggiore la distanza asse canna – mano (in pratica la leva cui è applicata la forza).
Una soluzione al problema cronico del revolver è stata proposta dall’italianissima Chiappa Firearms; che ha rivisto completamente il funzionamento del revolver spostando la canna davanti alla camera inferiore del tamburo, abbassando perciò tantissimo l’asse della spinta del rinculo, al punto da competere con molte pistole. Inoltre ha anche modificato l’impugnatura obbligando ad una presa molto in alto e molto inclinata in avanti; una posizione che sembrerebbe anomala ma che porta a numerosi benefici nell’uso pratico.
Certamente ha snaturato la classica forma del revolver; e questo non è stato accolto molto bene dagli amanti del genere; e c’è da dire che gli appassionati del revolver sono molto molto “conservatori”.
Andiamo a vedere come impugnare l’arma “revolver”.
IMPORTANTISSIMO:
in ogni caso, MAI MAI MAI tenere le dita in prossimità del bordo anteriore del tamburo.
Tra il tamburo e la canna c’è presente uno spazio (cylinder gap) che seppur minimo, è essenziale per la rotazione del tamburo.
Al momento dello sparo da questa fessura esce una fiammata ad altissima pressione che può provocare gravissimi danni a tutto ciò che si trova nel suo raggio d’azione.
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Vale quanto già scritto per la pistola.
In particolare per la basilare norma di sicurezza: il dito resta lontano dal grilletto fino al momento dello sparo !
E per gli esempi che seguono, suppongo che la mano forte sia la destra; ovvio che per i mancini ogni azione sarà da intendere “speculare” rispetto a quanto scritto.
Vediamo come procedere, partendo dalla posizione ad una mano.
Andiamo a vedere ora la presa a due mani, la più utilizzata nel tiro statico.
Anche in questo caso vi sono un paio di “modi” per impugnare un revolver: con i pollici ripiegati (in genere il più utilizzato per l’uso in doppia azione) e con i pollici sovrapposti (preferito nell’uso in singola azione per l’agevole riarmo del cane).
Impugnatura con “avvolgimento del pollice” [o a pollici sovrapposti] . . A questo punto, impugnato il revolver andiamo a distenere le braccia (o il braccio nel tiro a una mano) in direzione del bersaglio [diremo di più nella pagina dedicata alla posizione di tiro e alla mira]; quindi possiamo inserire l’indice nella guardia ed andare a tirare il grilletto per sparare [e c’è la pagina dedicata allo scatto]. .
| Andiamo a distenere le braccia (o il braccio nel tiro a una mano) in direzione del bersaglio; quindi possiamo inserire l’indice nella guardia ed andare a tirare il grilletto per sparare. | ![]() |
Chiaramente è essenziale che la corretta impugnatura consenta all’indice di raggiungere agevolmente il grilletto, SENZA dover spostare la mano, e comunque senza dover spostare il palmo lateralmente (ad es. nel caso il dito non raggiunga il grilletto).
Diciamo che è raro trovarsi in questa situazione.
Ma la scelta dell’arma non va assolutamente sottovalutata.
Un’arma che non si adatta ergonomicamente alla mano del tiratore, che sia troppo grande o troppo piccola, impedirà sempre di ottenere un’impugnatura corretta e, di conseguenza, impedirà un controllo ottimale.
La dimensione dell’impugnatura in alcuni casi è adattabile sostituendo le guancette (grips); soprattutto nei revolver.
Ma anche il calibro e il peso dell’arma giocano un ruolo importante nel controllo del rinculo, del rilevamento, e nella precisione.
E armi “molto ben dimensionate“, con un fusto massiccio e dotate di un’impugnatura particolarmente larga (ad es. per caricatori bifilari di grosso calibro), … possono inficiare ogni tentativo di ottimizzare l’impugnatura.
Ad es. un’arma con un rinculo eccessivo per la capacità del tiratore può facilmente indurre ad una impugnatura errata, ” di difesa”, che a sua volta può causare involontari “strappi” compromettendo nettamente la precisione.
In questo caso … fate molta pratica con qualche altra arma “più normale”, e solo in seguito potrete cercare un compromesso con l’eventuale “cannone” del caso.
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A questo punto, viste anche le diverse tipologie di impugnatura, i passi successivi sono un corretto posizionamento del corpo per sfruttare l’arma, le mire, ed i meccanismi di sparo.
Perciò la lezione successiva riguarderà le posizioni da assumere (e quel che ne consegue), una volta che l’arma è ben impugnata e abbiamo intenzione di sparare.
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