La sequenza completa della ricarica

la Ricarica ➩ Ciclo e attrezzature ➩ 08 la Sequenza per la ricarica

Finora abbiamo descritto i quattro componenti principali (bossolo, innesco, palla e polvere) a abbiamo introdotto la terminologia principale.
Prima di iniziare a spendere un capitale in presse a altri attrezzi, soffermiamoci un momento e guardiamo l’intero percorso dall’inizio alla fine, dal bossolo sparato alla cartuccia finita e controllata.
Questa è una panoramica: costruiremo la mappa delle operazioni che ci aiuterà a comprendere nelle pagine successive come procedere, come usare i vari strumenti, come regolarli e in quale momento impiegarli.

La sequenza delle operazioni per la ricarica delle munizioni

Una cartuccia a percussione centrale è composta essenzialmente dai quattro componenti base, che abbiamo  già presentato: innesco ( primer ), bossolo ( case ), polvere ( powder ) e il proiettile stesso ( bullet, o “palla” ).

Come si procedere per ricaricare una munizione sparata ?
Riprendo qui sotto un’immagine già usata in altre pagine:

Partendo da sinistra: una munizione completa, un bossolo "sparato", un bossolo disinnescato, un bossolo innescato, un bossolo con il colletto svasato, un inserimento palla, ed un blocco palla (crimpaggio).

Partendo da sinistra:

  • una munizione completa, pronta per essere sparata (e … spariamola !)
  • dopo lo sparo resta un bossolo vuoto, con un innesco usato
  • estraggo l’innesco usato e riporto il bossolo alle dimensioni corrette (durante lo sparo si deforma)
  • inserisco un nuovo innesco
  • inserisco la polvere e allargo un po’ il colletto per agevolare il successivo inserimento della palla
  • inserisco la palla
  • blocco (crimpo) la palla in posizione
    [si indica come “crimpatura” il blocco della palla in posizione, fissandola con il colletto del bossolo]

E così ho a disposizione una nuova munizione, pronta per l’uso.

Inizio perciò a descrivere le operazioni che portano al completamento della munizione. Operazioni che qui cercherò di esporre in modo generico, senza troppi riferimenti al tipo di attrezzi che utilizzerete.
Spero che la spiegazione sia chiara, in modo che possiate comprendere come procedere, indipendentemente da quella che sarà la Vostra dotazione.
E ripeto nuovamente: prestate attenzione ai molti accorgimenti e avvisi !! (e per favore, cercate di seguirli).

Sparo

L’elenco delle azioni allo sparo è semplice:
– camero nell’arma la nuova munizione
– e sparo.

Salvo problemi che trattiamo in questa sede, succede che:

  • il percussore “batte” sull’innesco ( primer )
  • l’innesco genera la fiammata (vampa) che attraverso il foro di vampa ( flash hole ) va ad accendere la polvere ( powder )
  • la polvere inizia a bruciare; aumenta la temperatura e la pressione interna, dato che la palla ( bullet ) impedisce lo sfiato immediato dei gas
  • la pressione supera un certo valore ed inizia ad agire sulla palla, che si svincola dal colletto ed inizia a muoversi
  • contemporaneamente anche le pareti del bossolo ( case ) iniziano ad espandersi (e a “cuocersi”) sotto la spinta della pressione, e vanno ad “appiattirsi” sulle pareti della camera di cartuccia, sigillandola
  • la palla (che era tenuta in posizione dalla crimpatura del colletto), muovendosi dilata il colletto stesso 
  • proseguendo nella combustione la polvere spinge la palla lungo la canna
  • intanto man mano che diminuisce la pressione il bossolo si ritira parzialmente (non ritorna alle dimensioni iniziali) e si “stacca” dalle pareti della camera
  • come conseguenza del lancio, nelle pistole semiautomatiche ho l’arretramento del carrello; che con l’unghia dell’estrattore aggancia il bossolo e lo porta a sbattere nel dente dell’espulsore, facendolo fuoriuscire dalla finestra di espulsione (ed in genere cadendo a terra)
  • nei revolver invece ho semplicemente il rientro (sempre parziale) del bossolo a dimensioni “normali” permettendo poi lo scarico dei bossoli una volta aperto il tamburo.

Schematizzando:

  • il percussore “batte” sull’innesco
  • l’innesco genera la fiammata (vampa) che attraverso il foro di vampa va ad accendere la polvere
  • la polvere inizia a bruciare; aumenta la pressione interna (e la temperatura), dato che la palla impedisce lo sfiato immediato dei gas
  • le pareti del bossolo iniziano ad espandersi sotto la spinta della pressione, e vanno a sigillare le pareti della camera di cartuccia
  • la pressione supera un certo valore ed inizia ad agire sulla palla, che era bloccata dalla crimpatura del colletto e dal “cono di forzatura” della canna
  • la palla si svincola e muovendosi dilata il colletto
  • proseguendo nella combustione la polvere spinge la palla lungo la canna
  • man mano che diminuisce la pressione il bossolo si ritira parzialmente e si “stacca” dalle pareti della camera
  • come conseguenza del lancio, nelle pistole semiautomatiche ho l’arretramento del carrello; l’unghia dell’estrattore aggancia il bossolo e lo porta a sbattere nel dente dell’espulsore, facendolo fuoriuscire dalla finestra di espulsione

Al termine del ciclo ho:

  • una palla che è in viaggio verso un bersaglio ( spero bene ! )
  • una dose di polvere andata in fumo
  • un bossolo che ha un innesco ormai esaurito
  • sempre lo stesso bossolo che dopo la rapidissima espansione e cottura, parzialmente ritorna a quasi normalità
  • e sempre il povero bossolo che nella maggior parte dei casi è stato lanciato a terra

Si comprende come vi siano quasi tutti elementi “a perdere” (innesco, polvere, palla); e resta solo un bossolo che è stato dilatato, deformato nel colletto, e spesso caduto a terra. Motivo per cui non basta semplicemente “rimettere dentro” ciò che manca, ma occorrono anche alcune verifiche e lavorazioni al bossolo.

Riprendiamo la nostra sequenza …

A questo punto prendiamo i nostri bossoli e ci mettiamo all’opera per riutilizzarli.
Iniziando dalla preparazione del bossolo stesso (che vedremo approfonditamente nella pagina “Pulire e lubrificare i bossoli“).

Incominciamo con:

  1. Bossoli e materiale.
    Intanto (e soprattutto) raccogliete i bossoli che intendete utilizzare. È la base da cui parte tutto il lavoro. Conterranno ancora l’innesco usato e possono mostrare sporco, deformazioni, segni.
    Ma preoccupatevi anche di controllare tutta l’attrezzatura ed anche il materiale di ricarica: gli inneschi, le palle, la polvere, sia in termini di disponibilità che come stato di conservazione [ovvero, prima di iniziare assicuratevi di avere tutto il necessario].
  2. Raccolta e separazione.
    I bossoli vanno ovviamente separati per calibro e, quando serve, per provenienza o lotto. Mescolare materiali diversi rende più difficile mantenere ordine e uniformità.
  3. Ispezione.
    Ogni bossolo deve essere controllato prima di lavorarlo. Crepe, deformazioni anomale, corrosione o altri difetti sono motivi sufficienti per scartarlo immediatamente senza cercare di recuperarlo a ogni costo.
  4. Pulizia e lubrificazione.
    Il bossolo va pulito quanto basta per essere esaminato e lavorato senza che trascini sporcizia nelle matrici e negli attrezzi. La lubrificazione, quando necessaria o utile (vedremo in seguito), deve essere molto leggera e adeguata al tipo di bossolo e di matrice.
  5. Ricalibratura e decapsulamento.
    Dobbiamo rimuovere l’innesco spento; e dobbiamo riportare il bossolo alle dimensioni corrette per recuperare le deformazioni causate dallo “sparo”.
    Le due operazioni sono spesso eseguite nello stesso passaggio, grazie ad attrezzi specifici; ma è utile comprenderle separatamente.
  6. Inserimento del nuovo innesco.
    Un nuovo innesco (compatibile) va collocato nella propria sede e controllato. Posizione, profondità e regolarità dell’inserimento fanno parte del risultato.
    Come anticipato (rif. pagina “gli inneschi“), l’innesco è inserito nella tasca inferiore “a pressione”, e con un affondo di ca. 0,1/0,15 mm rispetto al fondello del bossolo.
    Anche in questo caso vi sono molti attrezzi preposti allo scopo.
  7. Svasatura (divaricazione della parte apicale del colletto).
    La bocca del bossolo viene aperta “soltanto quanto serve” per accogliere il proiettile senza danneggiarlo. Una svasatura eccessiva stressa inutilmente l’ottone e dovrà poi essere corretta. L’operazione agevola anche il successivo inserimento della polvere.
  8. Preparazione della dose.
    Prima di versare la polvere, si parte dal dato ufficiale relativo alla precisa combinazione impiegata (calibro/palla/polvere). Bilancia e sistema di dosaggio vanno verificati e regolati frequentemente e con ordine.
  9. Inserimento della polvere.
    La polvere (preventivamente dosata e/o pesata) viene introdotta nel bossolo; e viene controllata.
    Quando si lavora su più bossoli, il controllo visivo del lotto aiuta a riconoscere immediatamente un bossolo vuoto o con una quantità palesemente anomala.
  10. Inserimento del proiettile e regolazione della lunghezza.
    Il proiettile viene inserito nel bossolo (la cui bocca è stata precedentemente svasata per agevolarne l’inserimento) e un apposito attrezzo ci permetterà di regolare “ di fino ” l’affondo della palla nel bossolo fino alla misura desiderata. La lunghezza complessiva (OAL, o COL) non è una misura da scegliere a caso e deve essere riferita alla combinazione e ai dati utilizzati.
  11. Crimpatura e controllo dimensionale.
    [si indica “crimpatura” l’operazione di restringimento del colletto del bossolo, dopo l’inserimento della palla, al fine di bloccare la palla stessa in posizione ed in modo “solido”].
    Quando richiesta, la bocca del bossolo viene chiusa in modo controllato. Inserimento e crimpatura possono essere eseguiti insieme oppure in due passaggi distinti, ma vanno regolati e compresi come operazioni diverse.
    In alcuni casi può essere necessaria anche una “riformatura” finale.
  12. Controllo finale e registrazione del lotto.
    Le cartucce finite vanno esaminate, misurate o provate con gli strumenti adatti, e poi raccolte in una confezione identificabile. Annotare componenti, misure, data e osservazioni permette di sapere in seguito che cosa è stato realmente utilizzato.

Anche con le più “automatizzate” attrezzature, alla fine è opportuno controllare che tutto sia come desiderato (e vedremo cosa controllare).

Dalla sequenza agli strumenti

Fin qui abbiamo seguito l’intera sequenza della ricarica, dal bossolo sparato fino alle cartucce controllate, raccolte in una scatola e identificate con la loro etichetta.
La sequenza ci ha detto che cosa fare e i risultati da ottenere, ma nella pratica ogni risultato nasce dall’incontro fra un componente, un attrezzo e un controllo.
Non esiste sempre una corrispondenza perfetta fra una fase e un solo utensile: lo stesso attrezzo può svolgere più compiti così come la stessa operazione può essere eseguita con strumenti differenti. E così come alcune operazioni possono essere svolte in modo abbastanza semplice e intuitivo senza specifica attrezzatura.

L’elenco seguente serve soltanto ad anticipare questi abbinamenti; montaggio e regolazioni verranno spiegati più avanti, nel punto in cui diventano necessari.

  • L’esame, pulizia e preparazione del bossolo richiedono soprattutto una buona illuminazione, ordine, sistemi di pulizia, contenitori, quando occorre una lubrificazione molto leggera, e un attento controllo visivo.
  • La ricalibratura e la rimozione dell’innesco usato impiegano normalmente una pressa, una matrice di riformatura (il primo die) e il supporto adatto al fondello del bossolo (lo shell holder).
  • L’inserimento del nuovo innesco può essere eseguito con un dispositivo integrato nella pressa oppure con un innescatore separato.
  • La svasatura della bocca (del collo) del bossolo viene ottenuta mediante una matrice di espansione (secondo die), regolata soltanto quanto serve per accogliere il proiettile.
  • La preparazione e l’inserimento della polvere richiedono dati ufficiali (le tabelle delle dosi di ricarica), una bilancia affidabile e, secondo il metodo scelto, dosatore o l’accoppiata misurino + imbuto + tavoletta portabossoli.
  • L’inserimento del proiettile e il blocco sul colletto (crimpatura) possono essere eseguiti con la medesima matrice (terzo die) oppure in due passaggi distinti, con una matrice separata per la crimpatura (factory crimp).
  • Il controllo e registrazione del lotto necessitano di osservazione e attenzione, di un calibro, un eventuale tampone di prova (gauge) o una camera smontata, alcune scatole portamunizioni, altrettante etichette, ordine e un metodo di annotazioni da conservare anche dopo la prova al poligono.

Arriva perciò un momento in cui le mani, da sole, non bastano più.
Un bossolo in ottone che si è dilatato durante lo sparo, deve essere riformato, riportato alle dimensioni corrette. L’innesco usato deve essere rimosso e quello nuovo deve essere inserito nella sua sede a pressione e con sufficiente precisione. La polvere deve essere misurata e versata nella quantità prevista. Il proiettile deve essere accompagnato nel bossolo fino alla giusta profondità e, quando necessario, bloccato mediante crimpatura.
Sono operazioni nelle quali occorre esercitare una forza controllata, rispettare un allineamento oppure ottenere una misura precisa e ripetibile. Per questo è necessario farsi aiutare da attrezzi specifici.

Le fasi operative nelle quali l’attrezzatura diventa veramente indispensabile possono essere riassunte così:

Rimozione dell’innesco usato ➩ Ridimensionamento del bossolo ➩ Inserimento del nuovo innesco ➩ Svasare la bocca del bossolo ➩ Peso ed inserimento della polvere ➩ Inserimento del proiettile ➩ Blocco (o crimpaggio)

Questo non significa che per ogni fase sopra indicata serva necessariamente un attrezzo diverso. Alcune operazioni possono essere riunite nello stesso passaggio: per esempio la rimozione dell’innesco usato e la ricalibratura del bossolo vengono spesso eseguite contemporaneamente. Altre possono invece essere svolte con strumenti diversi, secondo il tipo di pressa e il metodo di lavoro scelto.

Per ricalibrare il bossolo serve soprattutto forza meccanica; per inserire l’innesco occorrono controllo e sensibilità; per preparare la polvere servono strumenti di misura affidabili; per inserire il proiettile e crimpare sono necessari allineamento e regolazioni ripetibili.
Ora che sappiamo in quali momenti gli attrezzi diventano necessari, possiamo interrompere per un momento la sequenza operativa e andare a conoscere questa “attrezzatura”.
I cui i principali pezzi quasi indispensabili sono: la pressa, le matrici (dies) e il relativo portabossolo (shell holder).
La pressa fornisce il movimento e il vantaggio meccanico grazie a sistemi di leve e movimenti calibrati.
I dies sono le matrici specifiche, gli stampi che eseguono le diverse lavorazioni, sfruttando le pressioni generate dalla pressa.
Lo shell holder (o lo shell plate nelle presse predisposte) è l’elemento che sostiene e guida il bossolo in queste lavorazioni.

In tutto ciò, abbiamo sempre scritto come sia fondamentale l’attività di “controllo” e la raccomandazione di “ordine“.
Che devono essere presenti in OGNI momento !

Capire

Avere chiaro che cosa si deve fare, perché lo si fa e quale risultato si vuole ottenere aiuta anche a scegliere come organizzare il lavoro con la propria attrezzatura. Soprattutto aiuta a riconoscere quando qualcosa non procede come previsto, e quando è meglio fermarsi, controllare e nel caso NON proseguire.

Perché adesso dobbiamo parlare degli attrezzi

Nelle prossime pagina introduco dies, shell holder e shell plate, e presento il banco di lavoro e i diversi tipi di pressa. E provo a chiarire (spero) come tutti questi strumenti essenziali collaborano assieme.

Conosciuti questi elementi, riprenderemo il nostro bossolo sparato e seguiremo davvero le operazioni una alla volta dal principio, e affronteremo ogni operazione nel dettaglio, associandole l’attrezzo necessario, il modo in cui deve essere utilizzato, la relativa regolazione e i controlli da eseguire.

Cercherò di restare sul “generico” per quanto riguarda le tipologie di pressa e i vari attrezzi, dato che ognuno potrà ricorrere a marche e modelli diversi.
Poi, quando avete compreso i passaggi, troverete facilmente in rete molti dettagli per ripetere l’operazione con l’attrezzatura di cui vorrete dotarvi.
Spero che la spiegazione sia chiara, in modo che possiate comprendere come procedere, indipendentemente da utensili e materiali, e soprattutto compreso il “come e perchè” di certe operazioni, dovreste anche essere in grado di capire autonomamente come organizzare il vostro lavoro.

Nota:
Circa la postazione di lavoro, il c.d. “banco di ricarica“, anticipo qui una raccomandazione che ritengo importantissima e che invece spesso è sottovalutata.
Il banco di ricarica (o di lavoro) non è solo un generico ripiano dove appoggiare bossoli e palle. Ma è la base essenziale per consentirci di lavorare con l’indispensabile ordine; e deve essere più che solido e stabile per poter sostenere le azioni con la pressa e con gli altri strumenti con cui vogliamo lavorare.
Non esiste una scelta migliore in assoluto: cambiano dimensioni, spazio disponibile, robustezza e costi.
Ma la postazione di lavoro deve essere solida e stabile (pensate a cosa succede se si rovesciano polvere, inneschi, palle, eccetera …).

un tavolo di lavoro per la ricarica, robusto, ordinato e ben attrezzato