i revolver Colt in doppia azione
vedi https://www.quiandrea.it/wptec/colt-king-cobra-new/
https://www.colt.com/product-category/commercial/revolvers/king-cobra-series/
Colt King Cobra (nuovo modello)
Nel 2017, dopo la crisi che sembrava portasse alla chiusura del mercato “civile”, Colt rientrava nel mercato dei revolver con una nuova linea di modelli.
A gennaio 2019 (Shot Show di Las Vegas) presenta un nuovo revolver in .357Magnum, basato su un nuovo telaio di medie dimensioni e tutto in acciaio inossidabile.
Ed era sempre caratterizzato da un cilindro scanalato a sei colpi che ruota ancora in senso orario, in linea con la filosofia con cui Dio e Samuel Colt intendevano renderci “uguali”.
Quando si tratta di pistole di nuova fabbricazione, soprattutto se prodotte da case presenti nel mercato da 180 anni, e/o con una tradizione ed un blasone da difendere, il primo commento è in genere: “non le fanno più come una volta”.
Ed è ovvio che prima ancora di valutarne le prestazioni, ci si mette d’impegno a controllare la finitura, eventuali segni di lavorazione, la lucidatura, le zigrinature … tutti quei particolari che avevano caratterizzato il mito Colt.
Colt dovendo rilanciare un marchio che aveva vissuto un periodo “buio”, non poteva permettersi di sbagliare; ed ha inizialmente presentato il nuovo King Cobra in varie versioni: con canna da 3″, uno snubbie da 2″ denominato “Carry” ed il King Cobra Target con canna da 4¼” e tacca di mira regolabile.
Tutti e tre caratterizzati da una lavorazione precisa ed impeccabile, all’altezza del nome.
Il nuovo King Cobra fa parte delle nuove serie di revolver a doppia azione di Colt della serie “Snake Guns”; un rilancio iniziato due anni prima con il nuovo Cobra.
Nonostante utilizzi metodi di produzione moderni (ci sono anche alcune parti MIM), il King Cobra ha ancora molti tocchi di design classici, come la transizione smussata tra canna e telaio.
Ora, inizio 2026 e consolidato il rientro nel mercato, la linea del nuovo King Cobra è composta da 17 versioni, con canne che vanno dal 2″ al 3″, 4,25″, 6″ e 8″; calibri .357 Magnum e 22LR, finitura inox lucido e “blued”.
La principale innovazione meccanica dei nuovi “Snake Guns” è nella grande molla a balestra, a “U”, che riesce a controllare il grilletto in modo fluidissimo e senza alcun impuntamento o cambio di resistenza.
La produzione originale del 1986-’92 e 1994-’98 era basata su un telaio di medie dimensioni (Colt’s V-frame) in calibro 357Magnum; con canne da 2½” e via via fino agli 8″. Disponibile sia con finiture blu che in acciaio inox.
La maggior parte delle versioni utilizzava guancette in neoprene scanalate, e con l’invito per le dita.
Il nuovo King Cobra è “discendente” del progenitore, da cui subito si distingue per la maggiore dimensione del ponticello di protezione del grilletto; protezione ora più allungata e abbastanza grande anche per un eventuale utilizzo con i guanti.
Il telaio di questa riedizione è più robusto (“heavy-duty” nel gergo aziendale) e comprende un topstrap largo 0,60″ smussato per raccordarsi alla solida nervatura della canna; il sottocanna (underlug) a tutta lunghezza incorpora l’asta di espulsione.
La linea del fusto espone molto meno il cane quando questo è in posizione di riposo.
La finitura è spazzolata lucida, e riprende un tipo di finitura già presente nelle precedenti serie.
Nel lato sinistro della canna è sempre presente la testa del cobra reale, tra le scritte KING COBRA.
Le varianti più corte sfoggiano guancette Hogue in gomma che riprendono il disegno delle originali degli anni ’90, ma sono senza il classico medaglione Colt.
Peccato !
Solo la versione Target, che monta una guancetta in legno (laminato) prodotta da Altamont, incorpora un inserto argentato con il “pony rampante”.
Nei modelli “Carry” e “DAO” (solo doppia azione, con il cane senza sperone, tagliato a filo telaio) non è presente alcuna tacca di mira; a dimostrazione della “dedica” al porto e alla difesa. E’ presente una scanalatura a taglio squadrato che corre nella parte superiore del telaio, e che si allinea con la fresatura piatta del sovracanna. E che termina con un mirino nero che incorpora un risalto cilindrico in ottone verso il tiratore.
Ovviamente questa configurazione privilegia robustezza, facilità di porto e di estrazione, immediatezza di puntamento.
Ad ulteriore dimostrazione dello studio per facilitare l’estrazione del revolver, non ci sono bordi sporgenti che possono ostacolare un rapido utilizzo o il porto occulto.
Per ridurre i riflessi, sia il topstrap che la superficie della nervatura superiore sono notevolmente più opachi rispetto al resto della struttura in metallo.
La Colt King Cobra Target invece, dedicata ad un uso più “sportivo”, abbina una tacca di mira regolabile con un mirino anteriore in fibra ottica rossa.
C’è da aggiungere che per quasi tutti i modelli sono già disponibili offerte alternative con fibra colorata o trizio.
Il diametro della canna è ben dimensionato a 0,702″ e la corona è leggermente incassata, altra similitudine con i predecessori.
Per la meccanica interna, aggiungo che gli ingegneri Colt hanno sviluppato un nuovo gruppo molla e grilletto, il Double Linear Leaf, o LL2. Sostituisce le precedenti molle a balestra che alcuni non trovavano così lineari nell’utilizzo in doppia azione.
Colt afferma che l’LL2 previene in gran parte questo problema e, inoltre, rende l’oscillazione del cane molto più lineare, e quindi più veloce, rispetto ai precedenti modelli.
Colt non si è allontanata molto dal design originale del “vecchio” King Cobra. Le caratteristiche attuali (da sinistra a destra) includono:
un semplice mirino in ottone (però quel mirino in ottone vecchia scuola aggiunge un tocco di classe alla lama Partridge …), facilmente intercambiabile e fissato con un grano nella parte anteriore sopra la volata; l’iconico logo del cavallino rampante; è stato aggiunto un codice QR (come su tutti i nuovi revolver); sono montate le guancette Hogue Overmolded Monogrip con scanalatura per le dita, e con stampato il logo Colt (a dire il vero, visto il posizionamento del revolver, io avrei previsto anche una guancetta in legno).
Ovviamente il fermo del cilindro continua ad essere azionabile “tirando”; alla maniera Colt.
Cosa che effettivamente è più scomoda rispetto alle soluzioni concorrenti. Ma che permette di avere un perno di blocco del tamburo molto più grande e robusto.
Anche in questi modelli, come già specificato per il nuovo Python, Colt ha dovuto operare per avere le massime garanzie di sicurezza; e pertanto il carico sul grilletto è elevato, superiore ad alcuni concorrenti, e di certo molto lontano dai “vecchi” modelli.
N.B.: in pratica dopo le critiche ricevute per la eccessiva “leggerezza” dello scatto, con pericolo di sparo involontario, e soprattutto per le norme imposte da alcuni stati USA, in Colt hanno deciso di adottare una soluzione super sicura, con una effettiva quasi impossiblità di uno sparo involontario, o di uno sparo anche dopo ripetute cadute “sul cane”.
Poi, chi desidera un’azione più leggera, può ricorrere ai classici interventi che si usano su questi prodotti (e che negli USA sono molto diffusi).
Con questa serie, Colt vuole posizionare i suoi modelli in una fascia “superiore”; anche se non sono modelli “top” come Python o Anaconda, l’obiettivo è di diversificarsi fondendo nuove tecnologie con la particolare robustezza e l’aspetto tradizionale.
E molto è stato investito nella counicazione (almeno in USA), facendo leva sulla storia di questo modello.
Il nuovo modello King Cobra presentato allo SHOT Show 2019 può essere fatto risalire al 1908 con il lancio della Colt Police Positive (da cui poi, con i vari modelli ed i vari aggiornamenti si è arrivati al King Cobra).
Il Police Positive era immensamente popolare tra le forze dell’ordine, e da quel primo 38 Special a sei colpi ha dominato per decenni i mercati USA fino al 1995 quando il calo delle vendite lo ha fatto uscire di scena definitivamente.
Alla fine il “vecchio” Police Positive è stato venduto in oltre 750mila pezzi!
Ed ha generato varianti come la primissima pistola “snubnose”, creata come proposta personalizzata dall’impiegato Colt John Henry Fitzgerald negli anni ’20 (noto come Fitz Special, era un Police Positive a cui era stata tagliata la canna a 2″, accorciato l’asta di espulsione, modificata l’impugnatura, e modificato il cane. Ma la caratteristica più evidente, era quella della protezione del grilletto aperta). E da qui derivò il Detective Special.
Poi nel 1950 fu introdotta una versione con telaio in alluminio della Dick Special, battezzata Cobra. Che sebbene dimensionalmente identico ha ridotto di 6 once il peso, pur mantenendo il suo vantaggio rispetto al concorrente domestico più vicino: il minuscolo J Frame di Smith & Wesson era un po’ più piccolo, ma la Colt offriva un carico utile di sei colpi.
Se il 38 Special era valido, allora il 357 Magnum deve essere “il migliore”, giusto?
Sì, ma … per gestire l’aumento delle pressioni, l’erosione, l’usura forzata del cono e l’allungamento del telaio indotto dal munizionamento magnum, Colt ha abbandonato il telaio a “D”, guardando invece al telaio a “V”, leggermente più grande che si usava nella gamma Trooper.
Così è nato il King Cobra.
Gli anni ’90 non furono un periodo felice per Colt. L’eccessiva dipendenza dai contratti militari, le controversie di lavoro e la miopia della direzione hanno costretto l’azienda al fallimento pilotato, un evento che negli ultimi decenni sembrava colpire parecchi produttori.
Come strategia generale, far incazzare i propri clienti sostenendo restrizioni federali sulla proprietà di armi da fuoco non è esattamente una formula vincente; eppure l’amministratore delegato di Colt dell’epoca riuscì a inimicarsi l’utente americano facendo proprio questo.
La produzione delle pistole con telaio D è stata riavviata, quindi interrotta, così come le loro controparti con telaio a V, che hanno goduto di una seconda corsa dal ’94-98. Come canto del cigno Colt ha introdotto il suo ultimo revolver DA nel 1999. Questo era noto come Magnum Carry, basato su una versione leggermente rimpicciolita del telaio a V, ma con una parte superiore più spessa.
E restò in produzione solo per pochi mesi fino all’ottobre di quell’anno, quando Colt fu costretta a chiudere l’intera linea di revolver.
La nuova produzione
Colt ha sviluppato la sua famiglia di revolver della serie King Cobra, introducendo molte versioni:
- la versione “blued” King Cobra, in bel blu scuro lucido, in calibro 22LR con canne da 2″, 3″, 4,25″, 6″ e 8″
- la versione DAO (double action only): 2″ con cane tagliato, perciò solo in doppia azione
- la versione “Carry”, da 2″ con impugnatura ridotta per una minore dimensione complessiva
- la versione “Target”, inizialmente da 4,25″ in cal. 357, mirino in fibra e mira ultraregolabile; ma poi estesa al calibro 22LR, sempre inox lucdo, con canne da 2, 3, 4.25, 6, 8 pollici
E non è detto che sia finita qui.
Ad esempio è già stato introdotto il nuovo Viper, strettamente derivato dal nuovo King Cobra.
Qui di seguito l’elenco dei principali revolver in doppia azione prodotti dalla Colt.









