Dosare e inserire la polvere

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Scelta la dose (seguite le avvertenze) e verificato il peso, possiamo regolare il sistema di dosaggio e introdurre la polvere.
Per questo passaggio è meglio utilizzare dosatori, imbuti, centellinatori, loading block; e assicurarsi di un controllo visivo del lotto.

Qui di seguito vediamo come dosare la polvere e come inserirla nel bossolo per assemblare la munizione.
Però prima di dosare ed utilizzare la polvere, bisogna scegliere la dose.
Se NON avete già dimestichezza con le tabelle delle dosi di ricarica, o se non avete già approfondito le informazioni fornite dai principali produttori (Vihtavuori, Hodgdon, Alliant, Vectan, …), sarebbe utile la lettura del box seguente, in cui sono illustrate le attenzioni prima di adottare un certo caricamento.

Prima di dosare la polvere bisogna scegliere la dose

Abbiamo visto la sequenza delle operazioni e gli strumenti necessari per eseguirle. Arrivati al momento di riempire il bossolo, però, non possiamo ancora prendere il dosatore e versare semplicemente una certa quantità di polvere. Prima dobbiamo stabilire tre cose:

  • quale polvere possiamo utilizzare;
  • quale dose è prevista per la cartuccia che stiamo preparando;
  • a quale precisa combinazione di componenti si riferisce quella dose.

La prima informazione da cercare è naturalmente il calibro, o più precisamente la denominazione completa della cartuccia. Il calibro ci permette di aprire la sezione corretta del manuale, delle tabelle, o dei dati forniti dal produttore; ma non è sufficiente per scegliere la dose.
Scrivere, per esempio, che una certa quantità di polvere è adatta a una determinata munizione non ci dice ancora abbastanza. Nello stesso calibro possiamo utilizzare proiettili di peso, forma, materiale e costruzione molto differenti. Possono inoltre cambiare la polvere, l’innesco, il bossolo, la lunghezza complessiva della cartuccia e l’arma nella quale verrà impiegata.

La dose, quindi, non appartiene semplicemente a un calibro: appartiene a una combinazione provata di componenti e misure.

Questa distinzione è fondamentale. Una riga di una tabella non deve essere letta come una quantità di polvere valida per tutte le cartucce di quel calibro, ma come il risultato di una prova eseguita utilizzando determinati componenti e determinate condizioni.

Come si legge una tabella di ricarica

Una buona tabella dovrebbe permetterci di identificare almeno:

  • la denominazione esatta della cartuccia;
  • il peso, il produttore, il tipo del proiettile;
  • il diametro del proiettile;
  • il tipo esatto di polvere;
  • la dose iniziale e quella massima pubblicate;
  • la lunghezza complessiva della cartuccia, indicata come OAL, COL o C.O.L.;
  • il tipo di innesco;
  • possibilmente la marca del bossolo;
  • la lunghezza della canna utilizzata per la prova;
  • la velocità d’uscita rilevata;
  • quando disponibile, la pressione misurata.

Non tutte le tabelle riportano tutte queste informazioni. Quando un dato manca, non significa però che quel particolare sia irrilevante: significa soltanto che il produttore ha scelto una presentazione più sintetica, o ha deciso di usare dei parametri “comuni” ( applicando i dovuti arrotondamenti per compensare le differenze ), oppure ha descritto altrove le condizioni della prova.

Prima di utilizzare una riga occorre quindi leggerla per intero, comprese le abbreviazioni, le note e gli eventuali simboli che possono indicare ad esempio una carica compressa, una dose massima o una particolare condizione di prova.
E su questi dati, dovreste riuscire (con le nozioni esposte in queste pagine) a capire come vi posizionate con la vostra combinazione rispetto al dato di tabella.

La dose cambia con il proiettile

  • Il peso del proiettile
    Il peso della palla è la prima caratteristica che normalmente troviamo nelle tabelle.
    A parità di cartuccia e di polvere, un proiettile più pesante oppone generalmente una resistenza maggiore e richiede dati differenti. Per questo le dosi pubblicate per proiettili di peso diverso non devono essere scambiate.
    In molte tabelle si osserva che aumentando il peso del proiettile, le dosi previste diminuiscono. Questa indicazione generale aiuta a capire il fenomeno, ma non costituisce una formula con cui calcolare una nuova dose. Non possiamo stabilire la quantità corretta sottraendo una certa percentuale per ogni aumento di peso, né ricavare per interpolazione il valore destinato a un peso intermedio.
    Occorre trovare una tabella relativa al peso realmente utilizzato.
  • La forma e la costruzione
    Due proiettili dello stesso peso non sono necessariamente equivalenti.
    Un proiettile ogivale, uno tronco-conico, un wadcutter e un proiettile a punta cava possono avere lunghezze e superfici di contatto differenti. Anche la parte del proiettile che entra nel bossolo può cambiare notevolmente.
    Di conseguenza, due proiettili dello stesso peso collocati alla medesima lunghezza complessiva (OAL) possono occupare volumi diversi all’interno del bossolo. Possono inoltre offrire una resistenza differente durante il passaggio nella canna.
    Per questo è preferibile cercare non soltanto lo stesso peso, ma anche lo stesso modello, o lo stsso profilo, o almeno la medesima costruzione espressamente prevista dalla fonte.
  • Il materiale e il rivestimento esterno
    Un proiettile in piombo nudo, uno ramato, uno blindato e uno monolitico in rame non devono essere considerati automaticamente intercambiabili. Cambiano durezza, elasticità, attrito, lunghezza del corpo e superficie che entra in contatto con la canna.
    Un proiettile monolitico in rame, per esempio, è necessariamente più lungo di un proiettile tradizionale in piombo dello stesso peso. Può quindi entrare più in profondità nel bossolo oppure presentare una superficie di contatto diversa.
    Anche un sottile rivestimento galvanico non equivale necessariamente a una camiciatura tradizionale.
    Un proiettile rivestito in rame a spessore (blindato) potrebbe anche essere trafilato leggermente “più stretto” rispetto ad una palla in piombo nudo, con diversi attriti e pressioni iniziali.
    Quando il produttore distingue fra proiettile in piombo, ramati, blindati o monolitici, questa indicazione deve essere rispettata.
    Barnes, che pubblica dati specifici per i propri proiettili monolitici (linea palle in rame), precisa espressamente che i risultati non devono essere trasferiti automaticamente a proiettili di altri produttori, o a proiettili in piombo ramato, perché pressioni e velocità potrebbero non essere equivalenti [ rif. tabelle dati ufficiali proiettili Barnes ].
  • Il diametro del proiettile
    Il diametro corretto non è una misura da scegliere liberamente per adattare una ricetta. Deve corrispondere alla cartuccia, alla canna e al tipo di proiettile previsto.
    Anche differenze apparentemente minime possono modificare l’attrito e la resistenza incontrata nella canna. Se una tabella indica un determinato diametro, non è prudente utilizzare lo stesso dato per un proiettile di diametro diverso soltanto perché il nome commerciale del calibro sembra compatibile.

La polvere non può essere sostituita per somiglianza

La denominazione della polvere deve coincidere esattamente con quella riportata nella tabella.
Due polveri che sembrano avere granuli simili, oppure che si trovano vicine in una tabella comparativa delle velocità di combustione, non diventano per questo intercambiabili.
Le tabelle di vivacità servono a fornire un orientamento generale, non a stabilire equivalenze di dose.

Non si deve quindi sostituire una polvere con un’altra mantenendo la stessa quantità, né ricavare la dose confrontando la posizione delle due polveri in una graduatoria.
Alliant, per esempio, avverte esplicitamente di non utilizzare i propri dati con polveri differenti, neppure quando vengono pubblicizzate come simili o dotate della stessa velocità di combustione [ rif. indicazioni di sicurezza Alliant ].
Anche quando una polvere porta un nome molto simile a quello di un’altra, occorre controllare produttore, sigla completa e versione del prodotto.

OAL e profondità di inserimento del proiettile

La sigla OAL, oppure COL o C.O.L., indica la lunghezza complessiva della cartuccia finita.
Questa misura non serve soltanto a permettere alla cartuccia di entrare nel caricatore e nella camera. Stabilisce anche quanto profondamente il proiettile entra nel bossolo e, di conseguenza, quanto spazio rimane disponibile per la polvere.
Nelle cartucce per arma corta, ridurre la lunghezza complessiva significa generalmente inserire più profondamente il proiettile e diminuire il volume libero interno. Questa variazione può far aumentare (e di molto) la pressione iniziale. Vihtavuori sottolinea infatti l’importanza di rispettare la lunghezza minima indicata per le cartucce da pistola [ vedi come utilizzare i dati Vihtavuori ].

Nelle cartucce da carabina interviene anche la distanza fra il proiettile e l’inizio della rigatura. Un proiettile collocato molto vicino alle righe, oppure già a contatto con esse, può comportarsi diversamente da uno che dispone di un tratto libero prima di incontrarle.

Perciò non è corretto pensare che basti modificare la dose di una quantità prefissata ogni volta che cambia l’OAL. La lunghezza deve essere considerata parte integrante del dato pubblicato. Se viene modificata in misura significativa, la combinazione deve essere nuovamente valutata partendo da informazioni affidabili riferite a quella configurazione.

Il bossolo e il suo volume interno

Bossoli dello stesso calibro possono avere pareti, fondello e volume interno leggermente differenti. Queste differenze sono particolarmente importanti nelle cartucce nelle quali lo spazio disponibile è ridotto o le pressioni sono elevate.
A parità di componenti e di lunghezza complessiva, un bossolo con minore capacità interna lascia meno spazio ai gas prodotti dalla combustione. Per questo le tabelle più complete indicano anche la marca del bossolo impiegato nella prova. Non sempre sarà possibile utilizzare esattamente la stessa marca, ma il dato non dovrebbe essere ignorato, soprattutto quando si confrontano fonti differenti o quando ci si avvicina al limite superiore pubblicato.

L’innesco

L’innesco avvia la combustione, ma non tutti gli inneschi producono la medesima fiammata con la stessa intensità. Cambiano dimensione, costruzione e forza di accensione.
Un innesco standard e uno magnum, oppure prodotti di marche differenti, possono modificare l’avvio della combustione e quindi pressione e velocità.
Il tipo indicato nella tabella deve essere considerato parte della combinazione.
Alliant ricorda espressamente che gli inneschi possono avere una diversa capacità di accensione e raccomanda di utilizzare quello specificato nei dati.

La lunghezza della canna

La lunghezza della canna influenza soprattutto la velocità rilevata, il tempo disponibile per la combustione edella polvere e l’accelerazione del proiettile.
Una velocità pubblicata non deve quindi essere considerata una promessa del risultato che otterremo nella nostra arma. Se la tabella è stata ricavata con una canna più lunga, è normale che una canna più corta possa produrre ad esempio una velocità inferiore. Entrano inoltre in gioco camera, rigatura, tolleranze dell’arma e condizioni della prova.
La lunghezza della canna può aiutare a comprendere perché il nostro risultato sia differente da quello pubblicato e perché alcune polveri siano più adatte di altre. Non autorizza però ad aumentare la dose per “recuperare” automaticamente la velocità mancante.

Il centro dati Hodgdon, per esempio, riporta fra le condizioni della prova anche lunghezza della canna, componenti, OAL, velocità e, per molte combinazioni, pressione [ Hodgdon Reloading Data Center ].
E questo dato è riportato anche in testa a tutte le tabelle Vihtavuori [ Vihtavuori reloading data tools ].

Altre variabili da non dimenticare

Oltre agli elementi principali possono intervenire:

  • la marca, lo stato e il numero di utilizzi del bossolo;
  • la tensione esercitata dal colletto sul proiettile;
  • la quantità e il tipo di crimpatura;
  • le dimensioni della camera;
  • la forma del tratto iniziale della rigatura;
  • la temperatura dei componenti e dell’ambiente;
  • le tolleranze dei diversi lotti di produzione;
  • le condizioni generali dell’arma.

Hornady spiega che differenze fra le tabelle possono dipendere proprio da camera, gola della canna, profondità di inserimento, profilo del proiettile, variazioni della polvere e crimpatura. I dati pubblicati sono infatti risultati ottenuti in laboratorio con una precisa combinazione, non numeri universali validi in qualsiasi condizione.

Alcune fonti da cui partire per altre informazioni “ufficiali”:
➧ Hornady – Spiegazione sulle differenze fra i manuali: FAQs Hornady
➧ Alliant – Precauzioni Alliant per la ricarica delle cartucce metalliche: Handgun Load Safety
➧ Vihtavuori – Regole di sicurezza per il caricamento: Vihtavuori Reloading Safety Rules
➧ Vihtavuori – Come utilizzare i dati di ricaricamento: Vihtavuori Reloading Safety Guidelines and Load Data Precautions

Se non troviamo la nostra combinazione

Può capitare di trovare il calibro, il peso del proiettile e la polvere desiderata, ma non il modello esatto del proiettile. Oppure possiamo trovare il proiettile giusto abbinato a una polvere diversa da quella disponibile.
In questa situazione NON dobbiamo “inventare” la dose correggendo quella di una combinazione soltanto simile.
Le variabili appena esaminate servono a comprendere perché i dati cambiano, e a giudicare quanto due combinazioni siano differenti. Non forniscono però coefficienti con i quali trasformare una ricetta in un’altra.
Non esiste, per esempio, una regola sicura del tipo:

  • aumentare o diminuire una determinata percentuale per ogni variazione del peso;
  • correggere la dose di una quantità fissa quando cambia l’OAL;
  • utilizzare la stessa dose per tutti i proiettili dello stesso peso;
  • sostituire una polvere con un’altra in base alla sola vivacità;
  • compensare una canna corta diminuendo la quantità di polvere.

Quando manca il dato esatto, il percorso corretto è:

  1. controllare più fonti ufficiali aggiornate;
  2. cercare sia presso il produttore della polvere sia presso quello del proiettile;
  3. verificare eventuali aggiornamenti, correzioni e avvisi di sicurezza;
  4. chiedere direttamente al servizio tecnico del produttore, indicando tutti i componenti e le misure;
  5. se il dato continua a non esistere, scegliere una diversa combinazione per la quale siano disponibili prove pubblicate.

Anche i programmi di simulazione balistica possono essere utili per comprendere le relazioni fra volume, pressione e velocità, ma un risultato calcolato non equivale automaticamente a una prova di laboratorio e non dovrebbe essere utilizzato da solo per inventare una dose.

Vihtavuori e Hodgdon mettono persino a disposizione un modulo con il quale richiedere lo sviluppo di nuovi dati, chiedendo calibro, diametro, produttore, tipo e peso del proiettile, polvere e innesco. Il numero di informazioni richiesto mostra quanto sia insufficiente parlare soltanto di calibro e peso.

Se la combinazione precisa non compare in una fonte ufficiale, non significa che dobbiamo calcolarla da soli. Significa che dobbiamo cercare un’altra fonte, chiedere al produttore oppure scegliere componenti per i quali esistano dati verificati.

Quali tabelle consultare

Le tabelle Vihtavuori restano fra le migliori fonti pubbliche per chiarezza e completezza. Indicano normalmente peso, produttore e modello del proiettile, OAL, tipo di polvere, dose iniziale e massima e relative velocità. Le pagine del calibro riportano inoltre informazioni come bossolo, innesco e canna di prova. Il manuale completo può essere scaricato gratuitamente, mentre lo strumento online permette di filtrare i dati per produttore, tipo e peso del proiettile.
Purtoppo dopo che la distribuzione in Italia è passata al gruppo Fiocchi, i prodotti Vihtavuori sono raddoppiati di prezzo e … dimezzati (o decimati !) come disponibilità.
Qui il link al tool per cercare il dato di ricarica:  Strumento dosi ricarica Vihtavuori
Qui il link per scaricare le tabelle per tutti i calibri: Manuale dosi ricarica Vihtavuori 2026

Per quantità e livello di dettaglio, il Hodgdon Reloading Data Center è probabilmente la migliore alternativa pubblica. Permette di cercare per cartuccia o per polvere e, quando disponibili, mostra produttore e tipo del proiettile, bossolo, innesco, diametro, OAL, dose iniziale e massima, velocità e pressione. È particolarmente utile perché consente di confrontare numerose polveri mantenendo visibili le condizioni della prova.
Il problema è che le polveri Hodgdon non si trovano facilmente in Italia (anzi, ultimamente ne sono ditribuite solo un paio di tipi).
Qui il link per lo strumento di selezione: Hodgdon Reloading Data Center

Sono inoltre molto utili:

  • Nosler Load Data, gratuito e ben organizzato per calibro e peso, con indicazioni su bossolo, innesco, canna, OAL, densità di caricamento e risultati delle prove: dati pubblici Nosler;
  • Barnes Load Data, particolarmente importante quando si utilizzano proiettili monolitici Barnes, che NON devono essere equiparati automaticamente ai tradizionali proiettili con nucleo in piombo: dati pubblici Barnes;
  • Hornady, molto completa per i propri proiettili, anche se la raccolta integrale è disponibile soprattutto attraverso il manuale e l’app; sul sito sono pubblicati alcuni dati gratuiti, aggiornamenti e correzioni: dati e avvisi Hornady;
  • Reload Swiss, utile per le polveri RS e dotata di una banca dati online aggiornata: banca dati Reload Swiss;
  • Alliant, da consultare per le proprie polveri insieme agli avvisi di sicurezza e agli eventuali aggiornamenti delle ricette: guida interattiva Alliant.
  • Vectan, con i dati per i calibri e le palle più diffuse sul mercato europeo: Vectan Reloading Chrages

Nessuna singola raccolta contiene tutte le combinazioni possibili. La fonte migliore è sempre quella che descrive più da vicino il proiettile e gli altri componenti realmente utilizzati.

Qui di seguito un estratto da una tabella Vihtavuori, che ho preso come esempio per vedere come leggere i dati.
Pertendo dalla pagina per scegliere i dati di ricarica :

Ho selezionato la ricerca per arma corta (Handgun Reloading).
Poi ho selezionato il calibro (qui in esempio: Cartridge .357 Magnum).
Ho specificato una palla del peso di 158 grani (Bullet weight),
e i tipi palla  JSP, SJSP, XTP, FCP TC, TMJ (Bullet type).

Intanto è indicato che i dati sono stati ricavati utilizzando una canna di test da 7″ (test barrel) con rigatura di una rotazione ogni 18,5″. Significa che se usiamo un revolver con canna ad esempio da 5″, ci potrà essere qualche differenza; probabimente avremo un po’ di polvere incombusta (combustione incompleta) espulsa dalla volata, e probabilmente una minore velocità d’uscita.
Per i test sono utilizzati inneschi  (primers) Small Pistol Magnum, inseriti su bossoli Starline regolati (trim-to lenght) alla lunghezza di 32,60 millimetri.

Passando a leggere le prime righe, vediamo che:

  • considerando i dati di base (canna 7″, innesco SPM, bossolo a 32,6 mm)
  • con palla marca CamPro, tipo FCP TC, ovvero palla ramata ( FCP: Full Copper Plated) tronco conica (TC)
  • con munizione finita lunga 1,587″ (COL), ovvero 40,3 mm
    (e questo valore indica quanto quella palla è stata affondata nel bossolo)
  • con polvere Vihtavuori N320 (polvere con combustione veloce)
  • le dosi sono:
    dose minima sotto cui NON scendere: 5,4 grains, con una velocità d’uscita di 879 piedi al secondo (fps)
    dose massima da NON superare mai: 6,3 grains, cui corrisponde una velocità d’uscita di 1010 fps
  • Se uso la polvere N350 (combustione molto più lenta, progressiva):
    dose minima: 6,8 grains (0,44 grammi) e velocità d’uscita a 958 fps (292 m/sec)
    dose massima: 7,9 grains (0,51 grammi) e velocità d’uscita a 1106 fps (337 m/sec)

Nessuna singola raccolta contiene tutte le combinazioni possibili.
La fonte migliore è sempre quella che descrive più da vicino il proiettile e gli altri componenti realmente utilizzati.

Soltanto adesso possiamo preparare la polvere

A questo punto abbiamo individuato la combinazione proiettile / polvere / innesco / dimensioni / e gli altri eventuali componenti; abbiamo trovato una fonte ufficiale applicabile e abbiamo trascritto con chiarezza la dose prevista e la lunghezza complessiva di riferimento.

Soltanto ora possiamo passare dalla scelta teorica alla preparazione pratica.

Qui di seguito vedremo quindi come misurare la polvere, come controllare la bilancia e il dosatore, come trasferire la dose nel bossolo e come verificare che ogni bossolo abbia ricevuto una sola dose, nella quantità prevista.

Prima viene scelto e verificato il dato. Dopo vengono regolati e utilizzati gli strumenti.

Abbiamo scritto che per pesare la polvere useremo una bilancina (rif. pagina precedente).
Nella dose (in peso) raccomandata dalle tabelle di ricarica.
Ora questa quantità di propellente dobbiamo inserirla nel bossolo.

Dosatori ( powder dispenser )

La bilancia verifica il peso effettivo della polvere che vogliamo inserire in una cartuccia.
Certamente sarebbe possibile pesare ogni singola carica; come in effetti si fa nella ricarica di precisione. Ma i tempi di ricarica diventerebbero biblici ! Se dobbiamo caricare 200 cartucce per la prossima uscita al poligono, serve una  mezza giornata di tempo solo per le 200 singole pesate !
Ecco che allora si ricorre ai dosatori volumetrici. Ovvero invece di selezionare un peso, si seleziona un volume.

I dosatori volumetrici

Possono essere dei veri e propri erogatori più o meno automatici, o solo dei semplici bicchierini di varie misure, calibrati, per adattarsi alla dose che ci interessa.
In pratica, ricorrendo alla misura del volume (molto più rapida rispetto alla misurazione del peso), si automatizza il processo di individuazione della quantità corretta di polvere in base al volume.
Concorderete che pescare un mestolino di polvere dal barattolo è molto più rapido che centellinare granelli di polvere su un piattello in una bilancina …

bicchierino dosatore manualeQuesto in figura è di fatto un mestolino, uno dei molti misurini disponibili in vari volumi. Occorre trovare un misurino (o adattarne uno con un eventuale riempimento) della misura tale per cui una volta riempito fino all’orlo contenga esattamente il peso desiderato della data polvere.

Facciamo un esempio: se nelle mie munizioni devo utilizzare 5 grani (grains) di polvere XYZ (quella che sarà la specifica polvere in uso!), cercherò un bicchierino di volume tale che riempito fino all’orlo mi conterrà 5 grani della polvere XYZ.
Che potrebbe essere (sempre per ipotesi) un bicchierino da 0,6 cc.
Oppure ho verificato che il bicchierino da 0,5cc è troppo piccolo e quello da 0,7cc è troppo grande, e deduco che probabilmente devo lavorare su un volume di circa 0,6 cc.
Se non trovo un bicchierino da 0,6cc, posso usare il bicchierino da 0,7cc aggiungendo sul fondo uno spessore in cartoncino fino a che (con varie prove !) arrivo ad avere il miei 5 grani ad ogni bicchierino pieno !

Perciò quando decidete di usare un dosatore volumetrico (di QUALUNQUE TIPO, vale anche per i dosatori da banco o da pressa) dovete verificare bene il volume necessario per avere l’esatto peso di quella polvere che serve per la ricarica in corso.
Lunghe prove e pesate e riprove e ripesate …, ma una volta trovata la combinazione [ polvere / volume / peso ] per il dato calibro, ve la scrivete indelebilmente da qualche parte, etichettate il dosatore e poi potete procedere celermente senza dover più pesare ogni dose.
Almeno per quella polvere.

IMPORTANTISSIMO !!

Come già scritto nelle pagine dedicate alle polveri, ogni polvere ha un dato rapporto peso/volume.

Perciò ad esempio se riempio un un dosatore (manuale, automatico, bicchierino, quello che è) da 1 cc. di polvere N340, e la peso, otterrò una dose da circa 7,7 grani (0,5 grammi).
Se sempre lo stesso bicchierino di 1 cc. con la polvere HS-6, avrò un peso di circa 13,9 grani (0,9 grammi).
Ovvero quasi il doppio !!

Perciò ogni dose in volume vale per una SOLA combinazione di tipo polvere e corrispondente peso.

Ad ogni cambio di polvere, dovete assolutamente trovare un bicchierino o ri-regolare il dosatore, aiutandovi con la bilancina (e provando diverse volte la dose).

set di bicchierini dosatoriIn genere per una ricarica manuale si possono utilizzare dei “bicchierini” disponibili in kit (in rete costano pochi euro) e come scritto, al limite si adattano inserendo un cartoncino sul fondo per ridurre il volume.

Considerate che il riempimento del bicchierino avrà sempre una tolleranza; cercate di riempirlo sempre  fino all’orlo, “raso”, eventualmente verificando che la polvere non cada, eccetera.
In generale la tolleranza è … tollerabile (salvo per le ricariche di precisione).
Questa polvere così misurata (in volume) verrà versata manualmente nel bossolo, aiutandoci eventualmente con un imbutino, in base a come ci si è organizzati nel piano di ricarica.

Quando dovete ricaricare colpi singoli, o dovete pesare attentamente delle dosi su un bilancino e poi versarle sul bossolo (senza spandere neppure un granellino!), vi può aiutare (e molto) un piattello con invito, come quello qui a lato).
 
Oppure potete usare un imbutino antistatico.

Imbutino ( powder funnel )

Importante: imbutino antistatico perchè … la polvere tende a restare attaccata dappertutto! La maggior parte delle polveri è costituita de particelle finissime  che accumulano facilmente una carica elettrica per sfregamento durante il travaso, facendole aderire a imbuti, contenitori di plastica e superfici circostanti.

In genere gli imbutini hanno due o tre raccordi per adeguarsi alle diverse dimensioni dei bossoli.
L’interno del tubetto di appoggio ha una sorta di cono per appoggiarsi al bordo del bossolo.

Tavoletta portacolpi (reloading block)

Se state ricaricando manualmente colpo per colpo con piattelli, dosatori, imbutini, eccetera, è fondamentale avere ordine e soprattutto fare in modo che i bossoli non cadano (vuoi o pieni che siano), che siano stabili quando verso la polvere o quando appoggio un imbutino, che siano facilmente controllabili.

Perciò sia durante il riempimento della polvere, come anche mano a mano che i bossoli ricevono la propria dose di polvere, è essenziale posizionarli su un supporto, una tavoletta o un blocco di caricamento (loading block), per massimizzare l’ordine e la pulizia sul proprio banco di ricarica.
E per evitare che qualche bossolo cada e sprga polvere su tutto il tavolo.

E’ un accessorio semplice ma utilissimo per lavorare con ordine e soprattutto in sicurezza.

Non avete idea di quante volte il maledettissimo bossolo si è ribaltato finchè tentavo di sistemare la palla, o cercavo di aggiungere un granellino di polvere …
Ovviamente l’utilizzo è praticamente indispensabile per chi procede con la ricarica singola, manuale, colpo per colpo (ad es. pressa monostazione).
Ma non solo in sede di riempimento polvere; dovendo procedere per fasi, avere una base (affidabile) in cui parcheggiare tutti i bossoli in attesa del cambio die o dell’inserimento palla o della nuova operazione … non ha prezzo.
Ovvio che se invece avete una superpressaprogressiva … i colpi vi verranno versati nell’apposito contenitore già belli finiti.

Questa tavoletta portacolpi non è altro che un pezzo di plastica con fori di 2 o 3 misure, adatti per la quasi totalità delle munizioni per arma corta (e arma lunga in genere fino al .308 ca.).
Non serve che sia della marca X o Y o … altro.

 Prendetene una economica, meglio se anzi ne avete un paio così se usate una monostazione potete lavorare i bossoli spostandoli da una all’altra senza confusione.

Se avete un po’ di attrezzatura e manualità, potete costruirvene alcune con un pezzo di legno da 25 mm di spessore, ed un trapano a colonna …
fate i buchi “a misura” (profondità di ca. 15 mm su un lato e se riuscite ad alternare le posizioni, altrettanti sull’altro lato), e avete risolto.

Le tavolette più comuni in genere hanno fori da 10mm ca. su un lato (calibri 9mm, 38, 40), e nell’altro lato hanno buchi da 13mm ca. (44M, 460, 500).
Poi vi sono tavolette dedicate all’arma lunga, in cui i fori sono di diametro maggiore ed anche di maggiore profondità.

Pasiamo all’evoluzione molto più conveniente (almeno in termini di tempo) dei dosatori “singoli”, dei bicchierini visti prima:

i dosatori per pressa e da banco 

Come detto, è molto più semplice e rapido dosare un volume invece di dosare un peso.
E vengono in aiuto sistemi tutto sommato relativamente economici; economici almeno rispetto a quanto sarebbe necessario per automatizzare una accurata dosatura di un peso.

I dosatori volumetrici sono “aggeggi” che posso montare sul tavolo di lavoro, o abbinare al dies di svaso per automatizzare l’erogazione durante il passaggio in pressa.
Il principio è lo stesso dei “bicchierini” graduati. Solo che in questo caso, il bicchierino è un tubetto, o un un cilindretto, o un un cassettino, il cui volume è variabile; avvitando o svitando una parte o il fondo del cilindretto o del cassettino aumento o diminuisco il volume e perciò posso calibrare la dose (in volume) della polvere.

Nel modello qui a lato, noi avvitando o svitando il fondo del tubo di ricarica, diminuiamo o aumentiamo il volume del tubo stesso.

Ruotando il cilindro dosatore con l’apertura verso l’altro, questo viene riempito con la polvere contenuta nel serbatoio superiore; polvere che cade dentro il cilindro.
Poi ruotando il cilindro nella direzione opposta, questa polvere viene scaricata dal foro inferiore sotto cui è presente il bossolo da ricaricare.

A volte invece del cilindretto c’è un cassettino che scorre orizzontalmente (come ad ad es. nei dosatori Dillon).
Una volta che per una data polvere abbiamo trovato il volume che corrisponde al peso desiderato, possiamo procedere con veloci dosature e altrettanto veloci “versamenti” nel bossolo.

Ricordate che ogni polvere ha un proprio peso, diverso dalle altre a parità di volume !

Se il dosatore è montato (con gli appositi adattatori) nel die svasatore, sarà la stessa pressione del die, o il movimento della leva della pressa, che azionerà il dosatore e farà cadere la polvere nel bossolo. Il tutto in modo “semi automatico”. 

In pratica, il cilindro conico che svasa il bossolo è cavo ( funnel ). Sulla sua sommità può accoppiarsi con un dosatore di polvere a cilindretti, a cassettino, a cono sagomato, eccetera. A volte avvitandosi direttamente a volte con un adattatore.
Quando sollevo il bossolo per svasare, questo movimento esercita una pressione nel funnel, che scorre e aziona dei leveraggi che agiscono sul dosatore. Questa azione apre un cassettino di dato volume, o ruota un cilindretto di dato volume (sempre preregolati); questo cassettino o cilindretto rilasciano nel bossolo la dose prestabilita (in volume) della polvere presente nel serbatoio del dosatore.

Ripeto: questo peso di un dato volume di polvere è molto influenzato dal tipo di polvere, dalla forma e anche dalla dimensione del grano di polvere.

Perciò a parità di volume è un peso molto molto diverso da polvere a polvere.

Infatti, come scritto nella pagina dedicata alle polveri, oltre al diversissimo peso specifico di ogni polvere, incide ad es. la forma, la scorrevolezza, eccetera.
Se la polvere ha una forma regolare e molto “piccola” (ad esempio una sorta di “sabbia”, come ad es. alcune Hodgdon), è facile che ogni riempimento sia molto costante – in volume/peso – alle precedenti dosate, in quanto il tubetto del dosatore volumetrico si “riempie abbastanza uniformemente ”.
Se però ad esempio abbiamo una polvere con grani di dimensione “grandi”, e ad esempio lamellari, a foglia, … è facile intuire che basteranno un paio di “fogliette” che cadono male nel tubo ed il riempimento è compromesso (ci sarà molto “spazio vuoto”).
Ecco perchè assume molta importanza il tipo e la dimensione del grano di polvere nel dosatore volumetrico.

Ciò non significa che non posso utilizzare polveri “molto irregolari”; ma semplicemente devo ricordarmi di verificare spesso il peso delle dosi.

Considerazione importantissima

Conseguenza di quanto scritto sopra: il dosatore volumetrico va regolato ogni volta che cambi polvere, dose, calibro, palla, ecc. E lo devi regolare aiutandoti con una bilancina.

Come già scritto, in commercio sono apparsi dosatori abbinati a bilancine elettroniche “veramente” di precisione, ed abbinati anche a dei centellinatori.
Il tutto motorizzato e ovviamente controllato elettronicamente.

In pratica un motore aziona il dosatore per una “prima parte” di dose; poi un altro motore aziona il centellinatore che, granellino per granellino, provvede a raggiungere il peso desiderato. Il tutto regolato da una bilancia elettronica (la cui precisione decide l’affidabilità dello strumento e … la fascia di prezzo).

Vantaggi: se ricarichi manualmente ogni colpo, ti agevolano perchè automatizzano la pesata.
Svantaggio di questi mezzi sofisticati: sono comunque meno veloci nell’uso rispetto al dosatore volumetrico; ma soprattutto se li vuoi “precisi”, costano … entrambi i reni (siamo sui 2mila€) !

Di dosatori ve ne sono di moltissimi tipi e con moltissimi criteri di “dosaggio”; è chiaro che dovrete attrezzarvi per procedere nella regolazione della esatta dose per la determinata polvere.

Qui a lato un dosatore volumetrico a cassettino (tipico dei kit della Dillon).
Si noti sulla destra il cassettino con lo spazio (regolabile con la vite visibile in testa) per la dose di polvere.

Ad ogni ciclo della leva, il cassettino scorre riempendosi di un dato volume di polvere, che poi rilascia nel die sottostante (e da cui cade nel bossolo).
Questo kit deve essere montato su un die Dillon, che comprende la boccola svasatrice appositamente dedicata per ogni calibro.
E funziona con le presse Dillon in quanto utilizza uno specifico rinvio per il ritorno del cassetto.

Importante: attenti alle piccole dosi

Soprattutto per piccole dosi (ad es. nei piccoli calibri) è importante utilizzare delle polveri “più indicate” all’ottimale riempimento; ovvero polveri con grana più “fine” e dalla superiore scorrevolezza.
Ed è opportuno provvedere ad una verifica del peso a campione ogni “tot” pesate. O meglio, i primi 5-10 colpi io li peserei tutti, per essere sicuro della corretta regolazione della dose (piccole variazioni di un decimo di grano sono normali).
E poi andrei a campione ogni 20-25 erogazioni, per vedere se il dosatore “tiene” la regolazione.

Poi sarà Vostra cura capire se avete un dosatore affidabile, una polvere ottimale, e una pressa ben regolata; e potrete permettervi un controllo ogni 20 o 50 colpi (o quello che decidete).
Ma … meglio controllare una volta in più !

Ovviamente, se ad un controllo trovate una dose completamente sballata, … teoricamente dovreste controllare tutti i colpi dall’ultima munizione pesata / controllata. E dovreste verificare se questa pesata anomala è un caso “isolato” (comunque preoccupante) o se si è persa la regolazione del dosatore e … dovete verificare appunto le pesate dall’ultimo check.

Importante: attenti alle pesate

Ricordate: un decimo di grano equivale a poco più di 6 millesimi di grammo!
Se avete piccole variazioni di +/- un decimo di grano tra le pesate, … è normale. Non andrei a regolare il dosatore continuamente.

Come verificate il peso di 6 millesimi di grammo? O state usando una VERA bilancia elettronica di precisione, in grado di garantire la pesata sui millesimi di grammo, perciò un apparato che costa da … un migliaio di euro in su, e lo tarate ogni tot mesi o ogni tot pesate con un peso campione certificato !
Oppure, per quanto sia “di marca” la Vostra bilancina elettronica (da 10€ o da 200€ non cambia molto ….), difficilmente potrete avere certezza della pesata con precisione al mezzo centesimo di grammo (checchè scrivano sulle caratteristiche del prodotto) !

Secondo Voi, con 30€, o anche con 80€, vi danno un sensore che garantisce il millesimo di grammo?
Se siete alla ricerca della massima precisione (se ad es. caricate munizioni da fucile per tiro sulla lunghissima distanza), e non avete qualche migliaio di euri da spendere, rivolgetevi alle bilancine meccaniche, meglio se di buon acciaio, meglio se con i coni di appoggio sostituibili, e procuratevi qualche campione per la taratura della pesata. Altrimenti, non impazzite e accettate un minimo errore (come detto, accettabili errori di +/- 0,1 grani)

Importantissimo !

Prima di inserire il proiettile, accertatevi SEMPRE che in ogni bossolo sia presente la corretta DOSE di polvere!
Questo è necessario per scongiurare la creazione di pericolose ricariche prive di polvere o con doppia dose di polvere!

Tenete a mente che spesso i maggiori pericoli non provengono dalla doppia dose, ma dalla scarsa o nulla dose !

Infatti può essere che una doppia dose possa essere “sopportata” dalla camera/canna della Vostra arma. E comunque sulla maggior parte delle munizioni per arma corta, la doppia dose spesso (non sempre!!) si nota subito perchè il livello della polvere è alto, quasi al bordo, e la palla arriva a contatto con la polvere e non scende del tutto.

Ma con una dose scarsissima, succede che allo sparo c’è sufficiente pressione per far avanzare la palla in canna, ma non per completarne il percorso e la fuoriuscita. E la palla resta bloccata in canna !!
Ecco che ad es. su una semiautomatica, sparate in sequenza il colpo successivo e … con la giusta carica la palla parte e si scontra a più di 1000km/h con la palla presente in canna !!
Nell’80% dei casi si butta solo la canna; in un altro 10-15% di casi si butta tutta l’arma.
Vi sono però casi in cui anche il tiratore si è fatto male, e non poco ….