La scelta della pressa e del banco di lavoro
la Ricarica ➩ Ciclo e attrezzature ➩ 10 le presse e il banco di ricarica
Prima di iniziare le operazioni, serve una postazione di lavoro (un banco di lavoro) solido, stabile, per poter lavorare con l’indispensabile ordine, e soprattutto per sostenere e contrastare le azioni sulla pressa. Pressa che sceglieremo in base al modo ed al livello di automazione con cui vogliamo lavorare.
Anche in questo caso, non esiste una scelta migliore in assoluto: cambiano costi, quantità, velocità, spazio disponibile e grado di controllo desiderato.
E poi servono una serie di attrezzi indispensabili per le regolazioni e per la manutenzione.
Le presse per la ricarica domestica delle munizioni metalliche
Abbiamo anticipato nella pagina precedente che … prima di spendere un dollarocifrone per acquistare l’attrezzatura per la ricarica, valutiamo seriamente cosa serve e cosa “ci serve”.
E questo assume una importanza particolare per la pressa, che è un elemento quasi indispensabile e che può costare un centinaio di euro come anche diecimila euro !
Riprendo la sequenza:
per ricostruire una munizione dobbiamo avere a disposizione bossoli, inneschi, polvere, palle. E degli attrezzi (dies) che ci aiutano nell’eseguire certe operazioni con una elevata precisione e ripetitività.
In alcune fasi, per lavorare i bossoli e le munizioni occorre riformare e/o deformare il bossolo applicando una elevata pressione, che può essere applicata solo con opportuni strumenti che sfruttano leve favorevoli.
In generale sono indicate come “presse” quegli attrezzi che con opportuni leveraggi, e con opportuni supporti per la munizione (shell holder), e con opportuni matrici (dies), permettono di eseguire operazioni meccaniche che richiedono elevate pressioni o particolari spinte e/o trazioni. Ovviamente non sono gli unici strumenti che si possono usare. Ma di certo semplificano di molto l’attività.
La pressa
La pressa per la ricarica ( reloading press , in genere solo press ) è un aggeggio praticamente obbligatorio. Ed è una delle scelte più importanti per chi deve acquistare l’attrezzatura per la prima volta; anche perchè è l’elemento che decide con che livello di complessità e di automazione si potrà procedere. E determina che spese siamo disposti a sostenere.
E per questo va scelta con cura, valutando bene se ne sfrutteremo tutte le varie potenzialità.
E’ anche vero che fortunatamente, aiuta a completare diversi passaggi della ricarica con uno sforzo minimo e con una precisione decisamente ottimale.
Alla fin fine però una pressa di ricarica resta solo un dispositivo che, tramite una serie di leveraggi che demoltiplicano il movimento della leva, sfrutta il vantaggio meccanico consentendo di applicare una pressione elevatissima per … schiacciare delle cose !!
Più elegantemente possiamo dire che è un attrezzo in cui inserisco i bossoli usati per riformarli, ridimensionarli, togliere o inserire l’innesco, inserire la palla, stringere il colletto (crimpare).
In genere muovendo un pistone spingo con forza bossoli, inneschi e palle in particolari matrici (dies) specifiche per il dato calibro; matrici che di fatto sono delle “forme“, degli “stampi” in cui si forza l’inserimento di bossoli, inneschi, polveri e palle, per incastrare il tutto e ottenere la munizione completa.
Una pressa di ricarica può essere utilizzata per:
- Spingere un perno di decapsulamento per far uscire il vecchio primer
- Forzare un bossolo in una matrice di ridimensionamento per riportare l’ottone alle sue dimensioni originali
- Inserire un nuovo primer nella tasca (sede) del primer
- Premere il bossolo contro un cono che apre la bocca del bossolo per inserire un nuovo proiettile
- Spingere il proiettile nel bossolo
- Crimpare il colletto attorno al proiettile per bloccarlo.
È possibile eseguire alcuni di questi passaggi con molti tipi di attrezzature; d’altro canto le moderne presse domestiche non erano così diffuse fino a 30 o 40 anni fa. E comunque 40 anni fa c’erano molti appassionati che ricaricavano.
Ma per nostra semplicità, senza incasinarci la vita con sistemi economici ma poco pratici, conviene fare affidamento su una pressa di ricarica, anche se semplice ed economica (e ce ne sono molte).
Di che tipo di pressa di ricarica hai bisogno per iniziare?
Non solo io, ma un po’ tutti consigliano sempre di iniziare con una pressa a stadio singolo. Anche perchè una pressa a stadio singolo è sempre utile e … ritorna sempre utile. Sicchè averla è sempre consigliato.
Alternativamente, se caricate prevalentemente colpi per arma corta, e non dovete caricare diecimila colpi alla settimana, e non avete esigenze di elevatissima costanza, vi sono anche presse semiprogressive relativamente economiche che vanno benissimo per iniziare.
Tipi di presse
La scelta di una pressa è complicata dalla vastità di tipologie, modelli e varianti oggi disponibili.
Le marche più note sono Lyman, RCBS, Dillon, Lee, Hornady, Frankford Arsenal, ….
Esistono poi piccole aziende che producono particolari presse dedicate ad una specifica attività o ad uno specifico calibro (ad es. BCM, CH4D, ecc.), o aziende che si propongono in un mercato di “lusso” (ad es. Salvadori).
Per una miglior comprensione occorre specificare anche la tipologia delle presse sul mercato.
Si indicano come “ monostazione ” o “ monostadio ” le presse che eseguono una sola operazione per ogni ciclo di movimento della leva. Ovvero presse che agiscono su UNA SOLA matrice per volta.
A volte si indicano anche come pressa a stadio singolo, proprio per evidenziare che … “fa una cosa alla volta”.
Le presse monostadio contengono una sola matrice di ricarica alla volta (di solito nella parte superiore della pressa) ed eseguono un’operazione di ricarica alla volta (disinnesco, ricalibratura, innesco, svasatura della bocca del bossolo, inserimento del proiettile, crimpatura, ecc.).
Con le presse monostadio, la maggior parte delle persone sceglie di “caricare in batch“, ovvero si fanno passare 50, 100 o più bossoli attraverso la matrice di disinnesco/ricalibratura, poi si innescano i bossoli, si cambia matrice e si fanno passare i bossoli attraverso la matrice di svasatura, e si continua il processo.
In pratica usando una pressa a stadio singolo, caricheremo per passi e per lotti.
Perciò in un dato momento decapsulo, o svaso, o riformo, o crimpo. E ciò su un solo bossolo per ciclo.
Ovvero, se servono ad es. 4 operazioni per completare una munizione (decapsulo, innesco, svaso e carico polvere, crimpaggio), e devo assemblare 50 munizioni, avrò 50 cicli per ogni “operazione”; perciò in totale 200 cicli di azionamento. E ad ogni azionamento della leva procedo manualmente ad inserire il bossolo da lavorare.
» prima ridimensioneremo tutti i 50 bossoli,
» poi li innescheremo tutti e 50,
» quindi aggiungeremo la dose di polvere per ognuna delle 50 munizioni,
» poi posizioneremo la palla in ognuno dei 50 bossoli,
» e quindi andremo a crimpare tutti i 50 pezzi.
Per eseguire i diversi passaggi sopra elencati, dovremo riconfigurare la pressa monostazione 4 volte, solitamente cambiando la matrice [e vedremo oltre come regolare i dies].
In pratica, allestiamo la pressa per “fare una sola cosa” e la applichiamo ai 50 colpi in costruzione.
Poi cambiamo allestimento e regolazione e “facciamo un’altra cosa” sui 50 colpi.
E via così per 3 o 4 o 5 volte (in base ai passaggi necessari per l’assemblaggio della specifica munizione).
I vantaggi delle presse monostadio sono che … sono generalmente più economiche rispetto alle presse più complesse, e la loro semplicità di funzionamento le rende una buona scelta sia per i ricaricatori principianti ma anche per tutti coloro che privilegiano la precisione estrema rispetto al volume di ricarica.
Lo svantaggio principale delle presse monostadio è che sono molto lente, e se si ha bisogno di caricare grandi quantità di munizioni non sono la strada più breve …
Si indicano come “ multistazione ” le presse che possono eseguire le diverse operazioni senza dover cambiare matrici e/o configurazioni della pressa stessa.
Ovvero presse che montano in genere tutte le 3 o 4 matrici in modo “stabile” e permettono di lavorare il bossolo con tutte le matrici (e i relativi passaggi) senza dover toccare o regolare le matrici stesse.
Possono agire su UN bossolo alla volta (semiprogressive) o anche possono agire su PIU’ bossoli alla volta (progressive).
In genere queste presse hanno una “testa” o un “piatto” o una “base” (dipende dallo schema di funzionamento) che può supportare più matrici, ed eventualmente anche più bossoli.
Per questa conformazione si indicano anche come “presse a torretta“.
Questi tipi di presse (a torretta a comando manuale) quasi sempre sono composte da un pistone per bossoli singoli (un bossolo alla volta) e da una torretta rotante che alloggia più matrici. La torretta può essere facilmente spostata dall’operatore (manuale) per posizionare la matrice desiderata, senza dover sostituire le matrici per ogni fase del processo, come invece è necessario con una pressa monostadio.
Quando aziono la leva posso avere un bossolo che va ad interagire con una matrice, ma all’azionamento successivo posso farlo agire su un’altra matrice senza dover ri-regolare o cambiare alcunchè; e senza cambiare bossolo fino a che non ho completato il ciclo. Oppure, caso meno frequente, posso lavorare in batch come con le presse monostazione, ma alla fine del primo ciclo di lavorazione dei bossoli posso passare alla seconda fase senza dover cambiare matrice.
Queste modalità permettono di risparmiare molto tempo rispetto alla monostazione. L’utilizzo più frequente della pressa a torretta, è con il ciclo completo per ogni bossolo; calibrare/disinnescare, inserire un innesco, spostare la torretta sulla matrice successiva, continuare il processo e ottenere una cartuccia completa, per poi ricominciare il processo con il bossolo successivo.
È un processo molto più lento rispetto a una pressa a torretta autoindicizzante (vedi oltre) o a una pressa progressiva (vedi oltre), ma alcuni preferiscono questo metodo e le presse a torretta manuale offrono questa doppia opzione.
Gli svantaggi di una pressa a torretta manuale includono il peso e il costo maggiori rispetto alle presse monostadio (ma comunque un costo sempre molto inferiore alle presse progressive).
Mentre e la velocità di ricarica rimane comunque lenta rispetto a una pressa completamente progressiva.
Si indicano come presse “ semiprogressive ” (o a volte ” autoindicizzanti “) e rappresentano una sottocategoria unica nel suo genere, offrendo molti dei vantaggi delle presse a torretta manuali, ma con la possibilità di indicizzazione (rotazione) automatica della torretta o del piatto.
Per realizzare questo automatismo viene in aiuto un avanzamento automatico (o una rotazione automatica) del piatto di alloggiamento o della testa in cui sono inseriti i dies.
In pratica, ho le varie matrici sempre montate e pronte, e cambia solo il modo di inserire il bossolo (o più bossoli).
Sono di fatto presse ” multistazione ” con una agevolazione in più, con già un automatismo per l’avanzamento del bossolo tra le “stazioni”.
Perciò, se servono ad es. 4 operazioni per completare una munizione (decapsulo, innesco, svaso e carico, crimpo), e la pressa può alloggiare 4 dies diversi, e devo assemblare 50 munizioni, avrò 200 cicli con 50 operazioni manuali di inserimento di un bossolo nuovo ed espulsione munizione finita, con una rotazione automatica del sistema di gestione dei dies.
Totale: sempre 200 azionamenti, con 50 movimentazioni dei bossoli, e però una sola regolazione iniziale del gruppo matrici.
Questo sistema è molto più veloce di una pressa a torretta manuale, ma non paragonabile alla velocità di una pressa completamente progressiva.
I vantaggi di una pressa a torretta autoindicizzante (oltre alla maggiore velocità rispetto alle presse a torretta manuali) sono il prezzo contenuto, la semplicità d’uso e la rapidità estrema nel cambio di calibro/innesco rispetto a una pressa completamente progressiva.
Gli svantaggi consistono in un gioco relativamente elevato nel sistema rispetto a una pressa a stadio singolo con telaio rigido, o anche rispetto a una pressa a torretta manuale di qualità. Quindi probabilmente non sono le più indicate per caricare ad es. cartucce per arma lunga da competizione.
Le presse completamente progressive , a volte chiamate semplicemente “progressive“, sono presse di ricarica multistazione (anche fino a 10 !) dotate di grandi pistoni e portabossoli rotanti che possono contenere da 3 a 10 bossoli contemporaneamente. A differenza delle presse a torretta, dove è la torretta a muoversi, in genere è il portabossoli (shell plate) sul pistone che fa ruotare i bossoli.
Invece di lavorare un bossolo alla volta, come nelle presse tradizionali, in una pressa progressiva vengono eseguite simultaneamente diverse fasi di ricarica (fino a 10!) e si ottiene una cartuccia completa e ricaricata ad ogni azionamento della leva.
Alcune presse progressive possono caricare ben oltre 1.000 cartucce all’ora.
Perciò, se servono ad es. 4 operazioni per completare una munizione (decapsulo, innesco, svaso e carico, crimpo), e la pressa può alloggiare 4 dies diversi, e devo assemblare 50 munizioni, avrò 50 cicli con 50 operazioni manuali di installazione bossolo nuovo (o con possibilità di alimentazione automatica bossoli) ed espulsione automatica munizione finita, con un avanzamento automatico del sistema di gestione dies.
Totale: 50 azionamenti, con 50 movimentazioni dei bossoli, ed una sola regolazione iniziale del gruppo matrici.
C’è da dire che le migliori presse “progressive” possono essere accessoriate con centinaia di tools e automazioni; vi sono sistemi motorizzati di alimentazione automatica di bossoli, degli inneschi e delle palle; e sono disponibili specifiche motorizzazioni sulla leva per arrivare ad una produzione automatizzata fino a migliaia di colpi finiti all’ora !
Questo risparmio di tempo e l’elevata produttività oraria rappresentano il principale vantaggio delle presse progressive. Gli svantaggi sono in primis il prezzo elevato della pressa e degli accessori/conversioni di calibro, un notevole aumento della complessità, la difficoltà d’uso, i lunghi tempi di cambio calibro e innesco, e una leggera perdita di precisione assoluta nei processi di ricarica a causa della natura più flessibile e rotante del design e delle tolleranze più ampie richieste.
Ora, passiamo ai pro e ai contro.
Ricordiamo un dato universalmente accettato: una semplice pressa monostazione può durare molti decenni senza necessità di particolari attenzioni o revisioni. In genere è molto robusta, parte in lega di ghisa e parte in acciaio, semplice nell’uso, e con una leva assai forte, capace di imprimere al pistone una forza di diverse centinaia di chilogrammi; è la scelta primaria se interessa la costanza e la precisione. Inoltre permette di “sentire” bene l’operazione; cioè offre una sensibilità insuperabile durante le operazioni; sensibilità che consente all’operatore di percepire immediatamente eventuali indurimenti, frizioni, eccessivi giochi, ecc. E costa un quinto rispetto ad una pressa progressiva.
E’ la scelta obbligata per il ricaricamento delle munizioni per carabina e per munizioni particolari, o per preparare munizioni per gare.
Ma cosa importante, una pressa monostazione ti obbliga a dover “pensare” e verificare ogni fase della ricarica; per i “cultori” della ricarica non ha paragoni.
Una pressa progressiva è invece certamente più indicata per la ricarica delle munizioni per arma corta; ove spesso si accettano alcune tolleranze e piccoli scostamenti. E’ più complicata da usare, e richiede una certa manutenzione. E serve tenere a disposizione alcune parti di pronto ricambio per garantire la continuità del lavoro.
Costa molto, richiede anche un maggior spazio nella postazione di lavoro, e non consente di avere un elevato controllo sui risultati. Per altro l’utilizzo di una pressa multi stazione può anche indurre ad una sovra valutazione delle proprie conoscenze; e difficilmente può garantire una elevatissima costanza di risultati.
Chi pensa di dover ricaricare molto e molte (ma molte molte) munizioni, ha tutte le ragioni per acquistare una pressa progressiva; ma dato l’ormai basso costo, sarebbe utile tenere in casa anche una pressa singola, con cui fare qualche esperienza, e con cui magari ricaricare “di fino” qualche colpo speciale.
Le presse monostazione
Le presse monostazione in base alla forma possono essere classificate nel seguente modo:
a « C » , a « O », a « H », « coassiali », « monolitiche ».
Le presse monostazione più diffuse sono prevalentemente a C (aperte) o ad O (chiuse, le più robuste in assoluto), il più delle volte in acciaio o in ghisa.
Negli ultimi anni, con l’aumentata convenienza delle macchine per lavorazioni automatiche, si sono diffuse anche presse monostazione di tipo “monolitico”; ricavate da blocchi di metallo (c.d. dal pieno) mediante asportazione di materiale con sistemi a controllo numerico.
Come detto, queste presse “monostazione” possono eseguire una sola operazione per ciclo di azionamento, e su un solo bossolo alla volta.
Questa relativa “lentezza” è compensata da una maggiore economicità e semplicità, e da una insuperabile robustezza. Ma soprattutto dall’altissima sensibilità alla leva e dall’elevatissima possibilità di un accurato controllo di ogni operazione.
In genere le preparazioni dei colpi per tiro lunga distanza e di precisione, si effettuano solo su questo tipo di presse. I più raffinati preferiscono il modello ad “O” in quanto garantisce maggiore allineamento e indeformabilità anche sui calibri più “grossi” e sotto sforzo.
Se pensate di ricaricare cartucce per arma lunga, scegliete una pressa semplice, monostazione, preferibilmente a “O”, in lega di ghisa, o in acciaio; o comunque una pressa in lega ma con una geometria costruttiva che garantisca sufficiente rigidità!
Una pressa ad “O” (chiusa) è praticamente indistruttibile; con questo tipo di presse si possono anche produrre le palle in piombo, imprimendo abbastanza pressione al piombo da inserirlo nelle incamiciature vuote distribuite dalle ditte specializzate. Alla sommità del pistone si possono avere centinaia di chilogrammi di spinta agendo con poca forza sulla lunga leva laterale.
Adatte in pratica per tutti i bossoli, vi sono presse con spazio tra pistone e testa capaci di accogliere munizioni lunghe come il 12.7×99 (.50BMG, con altezza utile di lavoro a 160mm).
In generale, e date le attuali possibilità (e riduzione dei costi) di lavorazione con sistemi automatizzati, anche le presse “monolitiche”, o a telaio chiuso, o “monoblocco ricavate dal pieno”, si possono considerare tra le più robuste, assieme alle presse ad “O” chiuse.
A proposito della “altezza di lavoro”, verificate sempre che vi sia lo spazio sufficiente per lavorare con il calibro desiderato; ricordate che prima dell’inserimento, il complesso bossolo+palla è molto più alto rispetto all’altezza della munizione finita, quando la palla affonda un po’ nel bossolo.
Tutte queste presse monostazione sono ovviamente meno indicate se dovete produrre molti colpi (centinaia o migliaia), essendo in questo caso un processo molto molto molto lungo.
Anche se magari molto piacevole ….
Ho tralasciato le torrette ad « H », che sono dette così per la forma spesso squadrata, con un piano portabossolo che viene spinto contro un piano similare fisso sul quale sono impiantati i dies ed altri accessori (misuratore di polvere, capsulatore ad alimentazione automatica, ecc.). Il piano mobile scorre guidato da montanti cilindrici; per questo motivo, è importante che tali montanti siano di assoluta robustezza in quanto la loro geometria li vede particolarmente sollecitati.
Tuttavia questa geometria di lavoro non ha avuto particolare diffusione, e ad oggi sono pochissime le ditte che propongono presse ad “H”.
Ovviamente sono apparese sul mercato moltissime altre soluzioni; anche le geometrie “a aste” hanno avuto inizialmenter un certo interesse per poi esaurirsi velocemente (almeno nel nostro mercato). Le presse cosiddette “ad aste” erano delle varianti delle presse a H in cui però invece di due grossi montanti laterali, il piatto veniva guidato da 3 o più aste d’acciaio su cui scorre la testa o il piatto.
Abbiamo scritto che praticamente tutte le presse a C, a O, o similari, eseguono una sola operazione per ciclo di azionamento. E sono perciò genericamente (e forse impropriamente) dette “ monostazione ”.
Quando inizio ad avere presse a più stazioni (che possono alloggiare più dies e/o più supporti per più bossoli), queste presse multistazione in genere hanno una geometria costruttiva molto simile tra loro: sono presse di tipo “coassiale”, con un piano fisso ed un piano mobile, appunto coassiali.
Se posso montare più bossoli, avrò un piatto portabossoli ( detto shell plate ) su cui vi sono gli alloggiamenti per i bossoli; in pratica una sorta di piatto su cui sono ricavati diversi incastri tipo shell holder.
Se posso montare un solo bossolo avrò in genere l’alloggiamento per il classico shell holder.
L’altro piano coassiale alloggerà il/i die/dies. Può essere per un singolo die fino ad anche 10 dies .
I sistemi presentano in genere un perno centrale di grandi dimensioni che controlla il movimento del piatto mobile o della testa mobile; e controlla anche i vari automatismi che portano alla rotazione/cambio dei dies e/o dei bossoli.
schema di massima (indicativo):
➤ monostazione: un solo die
➤ multistazione: più dies
➤ semiprogressiva: avanzamento manuale o automatico del bossolo tra i vari dies
➤ progressiva: avanzamento manuale o automatico di più bossoli tra i vari dies
Presse semiprogressive
Una famiglia di presse impropriamente indicate come “ semiprogressive ” consente di eseguire tutte le operazioni necessarie alla ricarica senza cambiare dies; questi infatti sono montati su un piatto che ruota (manualmente o automaticamente) ad ogni azionamento della leva. Ovvero, monto un bossolo nel supporto, e poi posso compiere le 3 o 4 o 5 operazioni necessarie per ottenere la munizione finita, eseguendo 3 o 4 o 5 azionamenti ma senza cambiare bossolo.
qui una pressa multistazione della Lyman.
Questa pressa presenta una testa girevole (manualmente) che consente di alloggiare fino ad 8 dies. Qui è anche montato un accessorio per agevolare l’inserimento dell’innesco.
Con questa pressa, una volta inserito un bossolo nello shell holder in testa al pistone, ad ogni azionamento eseguo una operazione sul bossolo andando a ruotare manualmente la testa superiore su cui sono montati i vari dies. E completo così l’assemblaggio della munizione per ogni bossolo inserito.
qui una diffusissima pressa multistazione e semiprogressiva Lee, modello Turrett.
Forse la più diffusa in assoluto, data la relativa economicità.
Qui è senza alcun dies (si notano nella testa i 4 alloggiamenti per 4 dies che ruotano automaticamente ad ogni azionamento della leva).
Con questa pressa, inserito un bossolo sullo shell holder in testa al pistone, ad ogni azionamento eseguo una operazione sul bossolo con la testa che ruoterà automaticamente ad ogni azionamento. Perciò dopo 3 o 4 azionamenti, senza altri interventi, ho la munizione finita.
Le presse progressive
La famiglia di presse indicata come “progressive” aggiunge l’ulteriore rotazione/cambio anche dei bossoli (non solo dei dies), in modo da garantire una munizione finita ad ogni ciclo di azionamento.
Ovvero, ad ogni azionamento della leva, eseguo una operazione contemporaneamente su ognuno dei 4 o 5 o 6 bossoli montati sul piatto ( shell plate ), con avanzamento automatico dei bossolo tra le varie stazioni/dies.
Su queste presse spesso si possono aggiungere diversi automatismi (costosi) per alimentare automaticamente i bossoli, alimentare il tubo inneschi, alimentare e posizonare automaticamente le palle, ovviamente erogare la polvere, ecc..
Oppure si possono aggiungere motorizzazioni dedicate per … far fare tutto in automatico (una specie di minifabbrica di munizioni).
Come detto, posso montare 3, 4 o 5 bossoli nel piatto di supporto – shell plate; ed in genere i bossoli si autoalimentano da un serbatoio. E per ogni azionamento vi sono 3 o 4 o 5 bossoli che vengono lavorati contemporaneamente da altrettanti dies montati su altrettanti alloggiamenti.
Ciò significa che quando aziono la leva vi sarà un bossolo che viene riformato in una posizione, contemporaneamente un bossolo che viene svasato in un’altra stazione, contemporaneamente una palla che viene inserita in un’altra stazione, e ci sarà anche una ulteriore stazione dove (sempre nella stessa azione di salita/discesa) ci sarà una munizione che viene crimpata.
E’ facile comprendere che sarà veramente difficile “sentire” e accorgersi e controllare ogni eventuale imperfezione in uno dei bossoli. Perchè l’azionamento esegue 4 o 5 diverse azioni contemporaneamente su 4 o 5 coppie bossolo/die.
Ed è anche chiaro che per “coordinare” tutti questi complicati meccanismi, i sistemi di azionamento della pressa devono scendere a dei compromessi, per evitare complicazioni eccessive (che richiederebbero anche registrazioni e riparazioni specialistiche!) e per cercare di contenere i costi (che comunque sono già particolarmente elevati).
ATTENZIONE:
molte delle presse progressive presenti sul mercato amatoriale, sono abbastanza “leggere”, ed in genere puntano più al numero di colpi prodotti che non alla qualità degli stessi.
A volte devono ricorrere a meccanismi complicati nella messa a punto o nella manutenzione, per poter automatizzare al massimo. Oppure ricorrono a qualche maggiore tolleranza per agevolarne l’azionamento simultaneo, altrimenti passibile di impuntamenti. Oppure semplicemente devono scendere a vari compromessi per contenere ulteriori complessità o (più spesso) per contenere i costi, già molto elevati.
Anche in questo caso esistono differenze (molte) tra i vari prodotti.
Alcune presse progressive presentano sufficiente robustezza ed affidabilità per poter garantire eccellenti prodotti e costanza di lavorazione. Mai quanto una solida pressa ad O, ma più che accettabile per la ricarica “non professionale”.
Ricordiamo che comunque ogni pressa progressiva avrà una resistenza limitata e decadrà più velocemente, essendo soggetta ad una maggiore usura rispetto alla pressa monostazione, anche a causa delle molte parti in movimento e degli automatismi più o meno miniaturizzati.
Resta comunque la scelta ideale per le munizioni “corte”; ma consiglio sempre di orientarsi su un prodotto valido che poi possa essere utilizzato per diversi anni con tranquillità, e su marchi che garantiscano un reperimento dei ricambi nel tempo (almeno nel nostro mercato). Ricordate: le progressive presentano numerosi componenti che devono essere revisionati o sostituiti nel tempo: mollettine, rinvii, perni, …
Tra le presse progressive, le più famose e vendute sono le presse Lee (pro1000, pro4000, LoadMaster) e le presse Dillon (XL650, XL750, RL1100).
qui una pressa progressiva Lee PRO1000 con già montato l’accessorio per l’alimentazione dei bossoli, il dosatore polvere, e il serbatoio inneschi.
Tra le progressive, è una delle più economiche; ed in ambito arma corta è certamente una delle più diffuse.
Richiede qualche attenzione nella regolazione, ma consente di produrre centinaia di colpi all’ora.
Alcuni componenti sono meno robusti dei concorrenti, ma è anche vero che in rete vi sono centinaia di accessori e ricambi e soluzioni di terze parti o anche autocostruite e spesso economiche.
qui una Dillon XL750, evoluzione della diffusissima XL650; con già montato l’accessorio per l’alimentazione automatica di bossoli e palle.
Queste presse sono consigliate per chi produce molti colpi/mese, dell’ordine di migliaia. Infatti anche senza motorizzazioni, è facile arrivare a sfornare anche un migliaio di colpi all’ora.
Pur nella complessità di alcune regolazioni, sono prodotti affidabili, con moltissimi accessori; ma sono anche molto costosi.
qui una Dillon 1100, con l’accessorio per l’alimentazione automatica di bossoli e palle, e con i sensori elettronici di presenza inneschi e dose polvere.
Il mercato degli accessori per Dillon è vastissimo; vi sono kit di motorizzazione che consentono di automatizzare il lavoro arrivando a produrre migliaia di colpi / ora.
Ma ricordo che in questi casi l’investimento (con anche solo qualche minimo automatismo) inizia da duemila euro in su.
qui una Lee LoadMaster; in questo caso senza alcun accessorio montato.
E’ una pressa progressiva che si caratterizza per la sua robustezza. E consente di automatizzare la ricarica anche di calibri “grandi”.
Non molto “automatizzata”, e con un mercato decisamente meno vasto delle concorrenti Dillon, resta però tra le più apprezzate per il rapporto robustezza/costo.
Altre particolarità da considerare: come abbiamo visto, vi sono piatti e/o piastre su cui vi sono i fori filettati per montare i dies. Per quanto riguarda le filettature che accolgono le matrici (i dies), queste sono quasi tutte universali [7/8″-14 UNF (Unified National Fine), 7/8 di pollice di diametro e 14 filetti per pollice], quindi qualsiasi marca voi acquistiate supporterà materiale prodotto da altre ditte senza problemi.
Attenzione: ciò vale per la quasi totalità delle presse sul mercato. Non tutte.
Alcuni produttori (pochi per fortuna) hanno sfornato soluzioni personalizzate, con passi e attacchi non standard. Però tale situazione è in genere sempre indicata, ed in genere vengono offerti dei kit per adattare i dies e gli shell-holder allo specifico attacco (anche se personalmente cercherei di evitare tali combinazioni che possono solo complicare la vita).
Questo vale anche per l’incastro del porta bossoli (shell-holder); anche qui stiamo parlando proprio di nicchie poco diffuse nel nostro mercato, dato che è quasi universale l’attacco standard. Però nel momento in cui vi rivolgete a marche meno diffuse, è meglio controllare.
Per quanto riguarda i piatti di supporto bossoli nelle presse progressive (quelli che chiameremo ormai sempre shell holder), questi sono praticamente sempre proprietari, ovvero sono supporti che devono essere acquistati per la specifica pressa in uso.
Il banco di lavoro
Abbiamo detto cosa sono le presse.
Ma … dato che sono attrezzi ingombranti e su cui vado ad azionare “con forza” delle leve, deve essere ben chiaro che non sono macchine che potete appoggiare sul tavolo della cucina per una qualche ora di ricarica !
Oltre alla scelta di una pressa robusta e che faccia al caso Vostro, ricordate che poi dovete avere un posto dove piazzarla, dove bloccarla, e dove assicurarla saldamente con robusti bulloni.
Questo aspetto è spesso trascurato: la pressa deve essere saldamente fissata al banco di ricarica o al piano scelto per tale operazione.
Ma anche il banco o il piano devono a loro volta essere saldamente fissati al muro, al pavimento, o devono comunque garantire l’assoluta immobilità durante le fasi della ricarica. In alcune fasi, lo sforzo alla leva è elevato, ed è più che sufficiente per spostare tavoli anche molto pesanti. Forza che a volte è rivolta verso l’alto (ad esempio durante la discesa del bossolo al termine della ricalibratura), e che porta ad “alzare il tavolo” !
Ripeto: meglio se il piano di fissaggio della pressa è molto robusto e a sua volta è molto molto molto pesante o (meglio) fissato al muro o al pavimento.
Se durante l’azionamento il tavolo si muove o si inclina, chiaro che tutto quello che ci sta sopra (polvere, inneschi, bossoli, ecc) inizia … una gita in giro per la stanza.
Ma a parte il disastro (e sperate che la signora non senta o non abbia visione di quel che succede), significa che se durante le operazioni vi fossero flessioni e/o giochi anche minimi, questi influiranno sulla “sensibilità” che dovreste avere con la pressa. Nel momento in cui azionate la leva, il “feedback” è fondamentale per capire al volo se l’operazione è andata a buon fine o se è il caso di fermarsi e verificare.
Perciò, NON si può montare una pressa sul banchettino pieghevole da 10€ preso su AliExpress.
Se vedete i prodotti di alcuni marchi famosi, noterete come questi banchi sono pesanti, con gambe di legno di grande sezione, o con struttura in metallo; e con un piano di lavoro (e di fissaggio pressa) di elevato spessore. Sono piani che ovviamente possono essere utili per molte altre attività.
A questo proposito, cercate di montare la pressa in un punto che non intralci troppo il tavolo, e che vi sia abbastanza spazio per l’azionamento completo della leva e per poter operare le regolazioni e/o sostituzioni dei dies.
Ovviamente non sponsorizzo l’acquisto dei banchi da lavoro di marca; in rete trovate moltissimi prodotti a cifre folli come anche a cifre accettabili; se cercate proprio tra i generici banchi da lavoro troverete soluzioni ottimali che anzi sono molto più robuste e affidabili.
Trovate ormai anche molti progettini per autocostruirseli con veramente un minimo di manualità e pochissimi attrezzi (il materiale lo potete trovare facilmente già tagliato a misura).
Cosa prendo?
Tornando alla pressa … Non si può stabilire quale è la migliore pressa.
Bisogna tenere conto di molti fattori; quindi la domanda dovrebbe porsi in questi termini: quale è la pressa con il miglior rapporto prestazioni/prezzo rispetto alle mie specifiche esigenze?
In quest’ambito dobbiamo valutare:
- il numero dei calibri ricaricati.
Se carichiamo un solo calibro, se carichiamo calibri per arma lunga e/o per arma corta,
e soprattutto in che quantità - la quantità di cartucce che ricarichiamo.
Quanti colpi consumiamo ogni settimana o ogni mese, e nei vari calibri?
Occhio: ricordate che salvo licenze specifiche, possono essere detenuti al massimo 200 colpi ! - il tempo e lo spazio disponibile.
Posso dedicarci un’ora alla settimana o un’ora al mese?
Ho un intero locale a disposizione o solo un piccolo angolino? - il tipo di tiro che effettuiamo.
Tiro meditato, tiro dinamico, bench rest, tiro lunga distanza ? - quale livello di approfondimento o di studio riteniamo di volere e potere giungere.
Proviamo ricariche più veloci, più “energetiche”, traiettorie più o meno tese, palle di pesi o di materiali particolari, ecc. ? - o ci basta ricaricare un quantitativo X di munizioni principalmente per risparmiare qualcosa?
Alla fin fine, dato che (come scritto inizialmente) l’aspetto “risparmio economico” è ormai minimo o escluso, la ricarica deve essere un piacere personale; per qualcuno è anche un piccolo percorso di approfondimento, di prova; che può raggiungere punte molto avanzate; sta a noi stabilirne il limite.
In generale, la pressa è di qualità (N.B.: obiettivi di qualità) quando risponde ai seguenti requisiti:
- risulta robusta in rapporto ai calibri trattati
(trattare il cal. 9 è molto “diverso” rispetto alla ricarica del .338 o del .460) - presenta accurato allineamento fra pistone di spinta, asse del bossolo ed asse del die
(fondamentale per la ricarica di precisione, e che va verificata “sul banco”) - il pistone scorre fluido, senza alcun gioco, su guide abbastanza “lunghe”
- lo shell holder non ha giochi consistenti
- l’alloggiamento consente di montare le matrici di qualità che intendete usare
Cosa faccio, consiglio qualcosa? Non è lo scopo di queste pagine.
Però tanto per dare una traccia (e per inimicarmi così tre quarti dei lettori), io propenderei per soluzioni come segue.
In genere il materiale Lee è di sufficiente qualità ed ha un costo contenuto (almeno rispetto ad altre marche). Praticamente il 90% dei ricaricaricatori usa i set di dies della Lee; soprattutto per arma corta.
Lee pecca in alcune delle presse progressive (ne ha diversi modelli) ed in alcuni kit di piccola automazione, dove ricorre a materiali in lega o spesso materiali plastici che non danno grandi prestazioni e fanno un po’ inc…..re per farli funzionare. Vero è che i prodotti Lee sono così diffusi che in rete è pieno di guide, suggerimenti, e anche modifiche di terze parti per sopperire a qualche componente non all’altezza. Però nei materiali “semplici”, nei dies, negli attrezzi comuni, nelle presse base, è competitiva. Un prodotto di altra marca più blasonata può costare 2 o 3 volte tanto.
Ad esempio a livello di ricarica semplice (gli ipotetici 200 colpi alla volta) per arma corta, non si trovano compromessi migliori dei modelli Turret.
Dillon è leader nelle presse progressive di medio/alto volume.
Ha praticamente dominato il mercato con la sua 650XL ora evoluta nella 750 (anche se molti rimpiangono la 650 …). Per caricare moltissimi colpi per arma corta, è praticamente uno standard. Anche perchè dopo anni di presenza sul mercato, vi sono centinaia di kit per spingere l’automazione fino a livelli da … fabbrica: automazioni per bossoli, palle, inneschi, motorizzazione leva, … c’è chi fa più di 1000 colpi all’ora.
Costano parecchio. Se poi vogliamo aggiungerci i vari kit d’automazione, i prezzi diventano da … mutuo! E sono da mettere a punto bene, con un certo tempo di ottimizzazione: dovete spenderci del tempo, dovete avere una minima manualità, magari dovrete prendere qualche accessorio, ma poi però vanno come un treno !
Se ricaricate tanti, tanti e tanti colpi allora ci potete pensare. Ma se siete sui 500 colpi/mese, secondo me non conviene neppure pensarci.
Con i costi complessivi che alla fine andreste a spendere, potete andare a sparare per una vita comperando munizioni commerciali.
RCBS è un nome quotato soprattutto nella ricarica per arma lunga, ed ha a listino dei dies specifici per ricaricare con precisione centesimale il grosso calibro. Ha fama di proporre prodotti molto robusti, soprattutto nei dies e nelle presse singole. Nelle presse progressive propone praticamente un solo prodotto, simile alla Lee come filosofia di funzionamento, ma più dimensionato (e probabilmente molto più robusto), ma con un costo molto molto superiore.
Diciamo che nel campo “arma corta” non è un marchio molto utilizzato.
Lyman: propone molte presse singole/monostazione, robuste, in genere con geometria aperta (a “C”). Forse (secono me) una via dimezzo tra le monostazione Lee e le RCBS.
Per presse multistazione propone una soluzione con testa ad 8 stazioni, rotante manualmente; che però non ha avuto molta diffusione nel nostro mercato.
Ultimamente (fine 2025) Frankfor Arsenal ha ridotto notevolmente il prezzo della sua progressiva X-10; una progressiva con 10 (!?!?) stazioni, con già in dotazione un’automazione alimentazione bossoli. E’ un grosso e massiccio agglomerato di metallo e meccanismi, che dovrebbe competere con le migliori Dillon, forse offrendo anche una maggiore solidità. Ma significa sempre iniziare da almeno un millino di € più accessori.
Altre marche … non è solo un problema di budget. Uno può anche acquistare una Apex 10 (dell’azienda Mark7), spendendo 4-5mila euro con la dotazione minima (e arrivando a 7/8mila con i vari accessori).
Però poi serve un banco di una certa dimensione e solidità.
Serve molto tempo per metterne a punto il funzionamento, per regolare il tutto prima di avviare il primo ciclo di ricarica. Dati i molti automatismi bisogna veramente spenderci parecchio tempo per il primo avvio.
E poi serve sfruttarla! Una macchina che produce 2mila colpi l’ora, che può andare da sola per ore, … quando abbiamo il limite di detenzione a 200 colpi al massimo … ne vale la pena ?
E anche con licenza prefettizia per attività sportiva, non saprei quando è che necessitiamo di 10mila colpi pronti alla settimana !
Mie ipotesi (solo una mia riflessione e non è una regola da seguire):
- Arma lunga: in genere si privilegia la qualità; la quantità è limitata; non vi è l’esigenza di ricaricare in breve tempo 200 colpi di questi calibri. Perciò, pressa monostazione.
- Carichi colpi di medio calibro per arma lunga?
Tipo .308, o 6,5, o .30 ? Pressa monostazione (single stage) chiusa Lee Challenger III (ce ne sono molte altre di simili); un eccellentissimo rapporto qualità/prezzo. - Carichi colpi per arma lunga di medio/grande calibro? Tipo .338, .416, o fino al .50BMG ?
Pressa monostazione RCBS o Lee Classic Cast; c’è anche il kit per il .50BMG. E magari con dei dies RCBS. - Carichi pochi (pochi: 5-600 al mese) colpi per arma corta?
Una Lee Turret può andare benissimo. Spendi forse un’ora in più al mese rispetto ad una superautomatica Dillon. Se ricarichi più calibri, con pochi soldi prendi una testa di scorta con i dies già regolati ed ecco che il cambio calibro è veramente velocissimo (almeno rispetto ad altri concorrenti. Oppure andando un po’ su di prezzo (ma ancora a costi contenuti), la diffusissima pro1000 o 4000. - Carichi molti molti (più di 1000/mese) colpi per arma corta?
allora puoi valutare una Dillon 650 (ancora diffusissima) o la successiva 750. O la Frankford X-10. Però per compensare il costo, significa produrre alquanti colpi/anno. Se poi monti automatismi vari, i costi salgono parecchio. E considera che devi avere un buon banco di lavoro con spazio. Anche qui sono possibili cambi calibro con le teste di scorta preregolate, ma poi il cambio piatto e (non sia mai) il cambio inneschi comportano un bel po’ di tempo. - Cercate il top pur restando nelle progressive (e indifferenti a superare le 4 cifre di costo) ?
Valutate le offerte Dillon dalla 750 alla 1050 e 1100, o se hai vinto al lotto e vuoi esagerare, anche una Apex 10.
Suggerimento (ripetuto): dati ormai i costi abbordabili, anche se avete scelto una progressiva, affiancate alla multi stazione anche una monostazione semplice, robusta, per la ricarica di precisione, per l’arma lunga, o per quei calibri che richiedono più attenzione. O anche solo per emergenza in caso di rottura di qualche componente della pressa progressiva. Con investimenti inferiori ai 100€ si trova anche molto usato (una monostazione non avendo meccanismi, in genere con una pulizia ed una lubrificata, ritorna come nuova).
E a proposito: ricordiamoci anche di tenere sempre pulita la pressa.
Ogni parte soggetta ad attriti radenti o volventi deve essere lubrificata, preferibilmente con lubrificanti non troppo densi affinché non siano trattenuti detriti e particelle di polvere. In particolare il pistone non dovrebbe mai lavorare a secco ma nemmeno a velo d’olio, in quanto nella fase di espulsione innesco e di resizing, e nella fase di caricamento polvere, vengono sovente espulsi residui carboniosi, di polvere, e frammenti di ottone. Il pistone oliato trattiene questi residui provocando usura, possibili imbrattamenti all’innesco fresco ed anche inceppamenti da frammenti di incudine. Le presse conviene vengano sempre ben protette con lubrificanti a base di grafite o di siliconi.
Prolungheremo la vita e la precisione di lavorazione se puliamo frequentemente anche tutte le parti interessate con un pennello sempre ben pulito.
N.B.: un ricaricatore previdente già un po’ esperto quando ordina una nuova pressa ordinerà subito anche quei pezzi di ricambio più facilmente usurabili (soprattutto per le presse progressive) che costano poco ma senza i quali ci si blocca.
Ripeto: praticamente tutte le presse, i dies e gli accessori sono costruiti principalmente per il mercato USA; pertanto le misure degli anelli, delle viti e delle chiavi per le varie regolazioni, sono in frazioni di pollice (misure imperiali).
Se non avete un set di chiavi specifico, cercate di prestare attenzione ai vari serraggi perché è facile rovinare ghiere, dadi, anelli, ecc. utilizzando attrezzi con misure europee (decimali).
Consiglio caldamente di procurarsi almeno le chiavi esagonali (brugola), soprattutto se di piccole dimensioni, in misure imperiali (in pollici); in rete le trovate a pochi euro.
E dotatevi di almeno un paio di chiavi esagonali e/o a tubo con le misure (imperiali) degli anelli dei dies, e nelle misure dei dadi di regolazione della vostra pressa.
